Rojc (Pd), Speranza dia deroga per fascia confinaria

Rojc (Pd), Speranza dia deroga per fascia confinaria

ed
“Obbligo tampone è limitazione per scambi transfrontalieri”

“Valutare l’opportunità di istituire una deroga da applicare alle aree a ridosso dei confini nazionali, per una fascia della profondità massima di 30 chilometri, entro la quale i cittadini dell’area Schengen che abbiano ricevuto almeno la prima dose del vaccino o siano guariti dal Cavid possano muoversi per effettuare incontri con familiari, fare acquisti di beni di consumo, espletare necessità di natura personale”. E’ la richiesta al ministro della Salute Roberto Speranza, formulata in una lettera di un gruppo di parlamentari del Pd, promossa dai senatori dem Tatajana Rojc e Alessandro Alfieri e sottoscritta anche dalle capogruppo al Senato e alla Camera Simona Malpezzi e Debora Serracchiani. L’iniziativa avviene mentre la Slovenia ha dato libero accesso senza quarantena, tampone o altro certificato ai cittadini residenti in Friuli Venezia Giulia.
I parlamentari sottolineano di aver “accolto con sollievo e fiducia quanto disposto nell’ultima ordinanza, che permette  l’ingresso dai Paesi dell’Unione Europea e dell’area Schengen, oltre che da Gran Bretagna e Israele, senza obbligo di quarantena. Si tratta sicuramente di un importante passo avanti, capace di dare fiato a un settore come quello del turismo, stremato da un anno di pandemia con le conseguenti chiusure e limitazioni ai movimenti”. 
“Resta tuttavia l’obbligo – si ricorda nella lettera – di esibire all’arrivo nel nostro Paese un tampone molecolare o antigenico con esito negativo, effettuato nelle 48 ore che precedono l’arrivo in Italia. E’ una limitazione che fa sentire i suoi effetti più pesanti soprattutto nelle aree adiacenti ai confini, in cui la consuetudine agli scambi tra le persone è radicata e anzi va nella direzione di una progressiva integrazione dei servizi”.

Famulari, Pd sarà a fianco dei lavoratori

Famulari, Pd sarà a fianco dei lavoratori

“Con rispetto e discrezione ma con totale solidarietà, il Partito democratico sarà a fianco dei lavoratori della Flex che manifesteranno per salvare i posti di lavoro e il ruolo di uno stabilimento specializzato in produzioni di tecnologia avanzata”. Lo annuncia la segretaria del Pd provinciale di Trieste Laura Famulari.
“La preoccupazione che abbiamo più volte espresso per il comparto industriale nell’area triestina – spiega Famulari – si concretizza in questi giorni nei circa 100 posti di lavoro a rischio nella Flex. Sentiamo il dovere di esserci anche per evitare che quelli siano i primi cento, vittime di una crisi troppo a lungo sottovalutata e di scelte rimandate. Gli annunci di grandi investimenti futuri e di grandi occasioni che starebbero arrivando – sottolinea l’esponente dem – non riescono a distogliere l’attenzione dall’oggi e dalle difficoltà in cui si trovano tanti triestini”.

San Luigi, diffuse difficoltà di accesso ad Internet: raccolta di firme e mozione per estendere la banda larga

San Luigi, diffuse difficoltà di accesso ad Internet: raccolta di firme e mozione per estendere la banda larga

Il PD fa proprie le istanze dei residenti di alcune zone del rione di San Luigi che lamentano la scarsa qualità del collegamento ad Internet disponibile presso le loro abitazioni (specie in via Felluga, via San Martino, via Aldegardi, via Barzilai, via Marussig, via dei Porta, via Lovisato etc) e, tramite le proprie consigliere circoscrizionali Sandra Di Febo ed Elisabetta Schiavon, promuove una raccolta di firme a sostegno di una mozione che impegna la Presidente del Consiglio di Circoscrizione a chiedere, in forma scritta, al Comune di Trieste di attivarsi presso le società di gestione delle reti affinché tutte le zone del quartiere vengano effettivamente cablate con banda larga FTTH a 1000 Mb/s.

Le firme saranno raccolte oggi lunedì 10 maggio dalle 16.30 e domani martedì 11 maggio dalle ore 17.30 presso la fermata bus davanti al campo del San Luigi.

 

Ecco il testo della mozione 

CONSIDERATO che la situazione epidemiologica dovuta al Covid19 e le conseguenti restrizioni nei movimenti e nei comportamenti hanno reso indispensabile l’utilizzo di piattaforme multimediali per svolgere
attività quali DAD, home working, corsi, riunioni di vario genere VISTO che la tecnologia di collegamento internet ancora utilizzata in molte località è ormai inadeguata, inaffidabile e con prestazioni carenti in riferimento alle necessità

CONSIDERATO che in una parte del rione di San Luigi i residenti hanno lamentato gravi difficoltà nello svolgimento delle attività formative e di smart working a causa della mancanza della banda larga (via
Felluga, via San Martino, via Aldegardi, via Barzilai, via Marussig, via dei Porta, via Lovisato etc)

PRESO ATTO che questo servizio viene fornito dal gestore solo in zone fortemente urbanizzate e con numerosi utenti 

CONSIDERATO tuttavia che in altre zone della città di Trieste, oltre che in altre zone del territorio nazionale non ancora servite, sono già state presentate richieste in tal senso

VISTA la raccolta firme che è stata predisposta dal Partito Democratico

SI CHIEDE ALLA PRESIDENTE DELLA CIRCOSCRIZIONE

di attivarsi con il Comune e gli Assessori preposti affinché chiedano ai gestori, attraverso una comunicazione scritta, il potenziamento delle proprie infrastrutture al fine di garantire a tutti gli utenti un’adeguata
connettività.

 

Sandra Di Febo
Elisabetta Schiavon
Consigliere VI Circoscrizione gruppo Partito Democratico

 

IL PD SMENTISCE IL SINDACO DI PIAZZA SUL FUTURO DEL COMPRENSORIO DI BANNE

IL PD SMENTISCE IL SINDACO DI PIAZZA SUL FUTURO DEL COMPRENSORIO DI BANNE

 

Non c’è nessuno stadio del ghiaccio e tantomeno piste per go-kart nella visione del PD sul futuro del parco di Banne! 

 

Nei giorni scorsi (venerdì 30 aprile) nel corso di una intervista televisiva il Sindaco Di Piazza ha attaccato il Partito Democratico per le proposte di recupero dell’area della Caserma Monte Cimone a Banne. 

 

Ciò appare sorprendente a pochi giorni dall’accoglimento da parte della sua Giunta di un Ordine del Giorno dei consiglieri comunali del PD, che impegna il Comune di Trieste ad “avviare l’iter per il recupero all’uso della comunità ed il riutilizzo di questo, che è il più grande dei siti abbandonati presenti sul territorio triestino, ovvero di definire le condizioni della sua sdemanializzazione e di realizzare uno studio di fattibilità sui costi della sua bonifica e riqualificazione, inclusa la verifica della congruità delle previsioni urbanistiche attualmente vigenti, e ciò al fine di poter accedere alle opportunità di finanziamento offerte dalla nuova programmazione regionale dei fondi strutturali e di investimento europei 2021 – 2027”. 

 

Nella sciatta e confusionaria descrizione delle attività della sua Giunta, il Sindaco ha erroneamente attribuito al PD proposte del tutto estranee ed incompatibili con la visione di sostenibilità ambientale alla quale si ispira la posizione del PD a livello comunale e circoscrizionale. Ciò ha creato disagio e preoccupazione fra i residenti di Banne e non solo. 

 

E’ vero altresì che personaggi privi di qualsiasi rappresentatività hanno circolato in passato simili ipotesi (stadio del ghiaccio, piste per go-kart) sul futuro dell’area. 

 

Il Circolo PD Altopiano Est ribadisce il proprio impegno a sostegno della battaglia per il recupero all’uso pubblico del parco e dell’area della Caserma Monte Cimone di Banne ed invita i propri eletti in Comune ed in Regione a vigilare contro la circolazione di ipotesi di intervento speculativo e devastante dell’ambiente naturale che si intende recuperare. 

Famulari: l’assemblea del Pd appoggia Russo candidato sindaco

Famulari: l’assemblea del Pd appoggia Russo candidato sindaco

“Appoggio pieno all’ipotesi di candidatura a sindaco di Trieste di Francesco Russo, auspicando che le sue condizioni personali rendano possibile quanto prima sciogliere ogni riserva in questo senso”.

Si è espressa così l’Assemblea provinciale del Partito Democratico di Trieste, riunita ieri sera, ufficializza la posizione del partito sulla figura del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Russo, quale candidato a primo cittadino del capoluogo giuliano.
“Un passaggio non solo formale – spiega la segretaria provinciale Pd Laura Famulari – ma pieno di sostanza politica e programmatica. Il Pd indica un candidato con un profilo di competenze, di innovazione e cambiamento, di cui oggi Trieste ha assoluto bisogno. Occorre una netta sterzata dall’inerzia della gestione Dipiazza e uscire dal tunnel della decadenza: serve aria nuova”.
“L’assemblea ha anche approvato – aggiunge la segretaria – il documento ‘Trieste Rinasce’, che rappresenta la base programmatica in vista delle elezioni amministrative, su cui cominciare a  lavorare da qui in avanti, anche assieme alla coalizione che si costruirà attorno al candidato sindaco. Una Trieste dove c’è lavoro, che investe sempre di più sul suo porto e sull’industria sostenibile, verde, pulita e solidale, più vivibile per giovani e anziani, attenta alle periferie e alla cultura per tutti: idee semplici – conclude – ma essenziali che aspettano di essere realizzate”.

È il momento di una «Trieste Calling»: attrarre 5mila giovani in 10 anni.  Una nuova progettualità contro la comfort zone dei rimpianti e della decadenza

È il momento di una «Trieste Calling»: attrarre 5mila giovani in 10 anni. Una nuova progettualità contro la comfort zone dei rimpianti e della decadenza

È per definizione la città delle contraddizioni e dei paradossi, dove ad esempio eccellenze radicate da tempo, penso al sistema dell’alta formazione e della ricerca, al tessuto multiculturale, o più recenti, il rilancio della portualità e la svolta di porto vecchio, non sembrano incidere su una prospettiva demografica che ci vede da decenni in declino. Siamo ormai sotto i 200mila (72.000 in meno rispetto a 50 anni fa), e sempre più vecchi. E se non bastassero le attuali opportunità a invertire questa tendenza? Se fosse necessario un colpo d’ala, qualcosa di più?

Viene in mente la storia di questa città, quando la crescita del porto attorno al punto franco e la condizione di piattaforma logistica ante litteram di una parte d’Europa determinarono una grande chiamata, una «CALL spontanea», per usare un’espressione moderna e globale, verso una moltitudine di giovani: greci, serbi, armeni, austriaci, ungheresi, italiani e altri ancora, spinti a venire qui a realizzare  progetti di vita, a costruire le proprie fortune, a scrivere  una storia collettiva di imprenditorialità e innovazione, che ha lasciato segni indelebili nella crescita della Trieste moderna e  nel patrimonio religioso, artistico, culturale, architettonico che rendono questa città unica. È una storia che ci parla anche di futuro, un futuro che a qui sembra aver tanto bisogno di… Next Generation.

Come dicevo il contesto esiste, ma va rafforzato con azioni coordinate che abbiano come filo conduttore il voler attrarre e trattenere giovani. Un insieme di attrattori specifici quindi, che creino un’immagine da promuovere di «Trieste Calling, invita i giovani a realizzare i loro progetti».

Qualche seme in questo senso lo avevamo piantato negli anni alla guida della città: penso al progetto che avevamo avviato perché il contenitore di Corso Cavour (oggi  Urban Center) fosse destinato ad ospitare e facilitare progetti di impresa e di professione avviati da giovani, o all’idea di trasformare le residenze già studentesche di Cittavecchia in opportunità abitative autonome per giovani coppie, all’aumento di asili nido, o ancora al tentativo dell’ Hackathon, fatto  per coinvolgere le intelligenze e le capacità giovanili nella progettazione di servizi urbani avanzati.

Oggi Istituzioni, comunità scientifica, imprese potrebbero condividere questa priorità e promuovere una «Trieste Calling young people», destinando a queste scelte di indirizzo risorse adeguate. Cito ad esempio:

  • caratterizzare l’offerta di alta formazione universitaria e post, anche con un sistema di incentivi, verso i giovani del centro est Europa affinché questa sia la città di riferimento culturale del mondo a est di Trieste
  • offrire contenitori e servizi a condizioni agevolate a progetti d’impresa, di lavoro, di cultura in modo da favorirne insediamento, nascita e sviluppo
  • creare un’offerta integrata di soluzioni abitative, a partire dal tanto patrimonio immobiliare libero, e con loro asili, verde, servizi, e una mentalità children friendly
  • promuovere le diverse opportunità formative e di lavoro collegate a tutta l’economia del mare
  • attirare a Trieste, ad esempio in Porto Vecchio, un centro di formazione di un grande player dell’economia digitale e dei settori ad alta innovazione
  • sostenere ed allargare lo scouting di idee per start up che viene portato avanti da soggetti come la Biovalley Investments

 

Abbiamo esempi, nel rispetto delle proporzioni: penso alla trasformazione di Berlino grazie ad una grande forza attrattiva verso i giovani. O penso alle aree a maggior densità di innovazione in giro per il mondo, da Israele alla Silicon Valley, contraddistinte dalla multiculturalità come fattore che apporta freschezza, stimoli ed opportunità.

Qui vorrebbe dire riproporre una vocazione che in passato ha determinato la nostra fortuna, ma anche favorire una biodiversità di stili di vita, dove fantasia, voglia di vivere e nuove idee disegnino la nuova Trieste.

Forse è un sogno, ma vorrei che questa città si unisse nella sfida di lanciare una vera e propria CALL, per far sì che nei prossimi 10 anni 5000 giovani, compresi i triestini che se ne sono andati, potessero sceglierla per il proprio futuro e, insieme, per il nostro.

Tanti possono concorrere ma è fondamentale una leadership politica che guidi e diriga in una logica d’insieme i diversi apporti in questa direzione. E che orienti in questo senso gli investimenti. Dobbiamo decidere se sarà questa la mission della politica oppure se siamo destinati a continuare a coltivare una comfort zone, tra rimpianti e decadenza, rimanendo, come ci ricorda una splendida canzone di Otis Redding, «sittin’ on the dock of the bay, wastin’ time» (seduto sul pontile della baia, sprecando il mio tempo)

 

Roberto Cosolini
Consigliere regionale PD

Famulari, Dipiazza dia a palestre uso aree comunali

Famulari, Dipiazza dia a palestre uso aree comunali

Copiamo da città che hanno già adottato simili provvedimenti

La giunta Dipiazza individui spazi su aree pubbliche all’aperto e ne autorizzi l’uso a palestre, associazioni, società sportive, enti di promozione e attività fisica. Diamo una risposta non solo a chi pratica attività fisiche e sportive ma anche agli operatori del settore, che operano nella stretta osservanza delle misure di distanziamento ed anti-assembramento. Altre città nella nostra regione hanno adottato simili provvedimenti: non occorre inventare, basta copiare”.

E’ la proposta della segretaria del Pd provinciale di Trieste Laura Famulari, formalizzata con una mozione urgente depositata in Consiglio comunale.

“Siamo in una fase in cui è giusto aiutare attività che sono state a lungo fermate dalla pandemia e – spiega Famulari – il Comune può permettere che con l’inizio della stagione mite almeno un certo numero di operatori riprendano a lavorare all’aperto, mitigando gli effetti negativi subiti a causa delle limitazioni imposte dai protocolli di sicurezza. Non mancano nel nostro Comune aree con le caratteristiche necessarie che potrebbero essere affidate con un semplice bando in cui – conclude la segretaria dem – gli appassionati potrebbero praticare al sicuro attività utili alla salute e al benessere psico-fisico”.

 

Famulari: “La giunta Dipiazza rinuncia a fare cultura e la compra”

Famulari: “La giunta Dipiazza rinuncia a fare cultura e la compra”

“La rinuncia della giunta Dipiazza a ‘fare cultura’ sul serio emerge anche dal programma delle mostre ed eventi, che ha l’arroganza di estendersi fino al 2022 ben oltre la fine del mandato. Una Giunta che da anni non ha le forze e l’ambizione di realizzare esposizioni in autonomia con le nostre strutture museali, valorizzando le collezioni: non basta aprire cantieri milionari per fare nuovi musei, occorre sapere come organizzare gli spazi e cosa metterci dentro”. Lo afferma la segretaria del Pd provinciale di Trieste Laura Famulari, commentando il programma di eventi culturali, allestimenti ed esposizioni dei Musei civici annunciato dall’assessore alla Cultura Giorgio Rossi.
“Questo programma presentato in pompa magna porta alla luce una volta di più la mancanza di una politica culturale cittadina. Si evidenzia una forte distanza dalla città, dai suoi artisti e dai cittadini”, afferma Marina Coricciati, responsabile del Forum Cultura PD Trieste.
“Si sarebbe potuto trasformare i rioni, le piazze e gli spazi – continua Coricciati – in luoghi al servizio della cultura e dell’arte. Un modo per coinvolgere tutta la città dal mare al carso in un periodo in cui il tempo meteorologico permette di stare all’aperto, condizione peraltro favore alla situazione pandemica attuale e dei prossimi mesi. Sarebbe stata un’occasione per ripartire tutti insieme, dando anche la possibilità di avere un luogo per coloro i quali è impossibile riaprire a breve le porte dei propri spazi”.
“Il Magazzino 26 – aggiunge Famulari – invece di diventare una struttura culturale organica ed efficiente, si sta avviando a essere un ibrido, a tornare almeno in parte ‘magazzino’, dove progetti svariati si depositano in base a richieste che arrivano sul tavolo della giunta o esigenze particolari che via via si presentino. Ma la mancanza di visione di questa Giunta si vede proprio dalle mostre che – sottolinea al segretaria dem – sono in realtà mere proposte commerciali di operatori indifferenti alla realtà, alle opportunità e alle necessità locali. Oppure sono conferme di rapporti ‘storici’ di associazioni o singole personalità con l’Amministrazione”.

Famulari, per Dipiazza non è città per bambini

Famulari, per Dipiazza non è città per bambini

Bocciata proposta di nuovi giochi per bimbi in aree verdi


“Per Dipiazza questa non è una città per bambini e non deve esserlo. Non si spiega altrimenti il ‘no’ alla proposta dell’opposizione a incrementare le risorse per nuovi giochi dedicati ai bambini all’interno delle aree verdi pubbliche”. Lo afferma la segretaria del Pd provinciale di Trieste Laura Famulari, dopo la bocciatura da parte del centrodestra di un ordine del giorno allegato al Bilancio di previsione 2021-2023, che invitava il sindaco e la giunta “ad incrementare le risorse dedicate alla messa in opera di nuovi giochi con preferenza per quelli inclusivi e ad interventi rivolti alla fruibilità del verde di vicinato”.
Il documento, sottoscritto da tutti i consiglieri d’opposizione, prende atto che “le aree verdi e i giardini hanno registrato negli ultimi mesi un incremento di presenza di cittadini, bambini, giovani e anziani”. Di qui, la constatazione che “è bene prevedere un incremento delle risorse disponibili, in modo da garantire un progressivo ammodernamento delle strutture ludiche e ove possibile un incremento dei giochi, con preferenza per quelli inclusivi, progettati appositamente – precisano i consiglieri – per essere accessibili ai bimbi con disabilità”.
“Purtroppo Dipiazza e i suoi non hanno avuto la sensibilità di capire che la vita delle famiglie può migliorare anche con piccoli interventi e che – conclude Famulari – anche pensare ai giochi dei bimbi è un modo per non arrendersi al crollo demografico”.

Un bilancio privo di visione e d’innovazione.

Un bilancio privo di visione e d’innovazione.

Crediamo che la politica serva a risolvere problemi difficili, a guardare lontano, a cercare soluzioni durature: per questo motivo abbiamo espresso un voto convintamente contrario al Bilancio consuntivo 2021-2023 del Comune di Trieste, perché è un documento di ordinaria amministrazione, privo di visione e di innovazione, che si limita a gestire il contingente e a tenere in ordine i conti. Quelli sono a posto e nessuno lo ha mai messo in dubbio, ma in questo momento drammatico, di cui in futuro pagheremo conseguenze ben più gravi di quelle che abbiamo visto finora, non basta: serviva un supplemento di immaginazione per trasformare la pandemia in una risorsa, in un’occasione. Invece la pandemia è la grande assente dall’idea di Trieste proposta dall’attuale maggioranza, che ritiene che a breve tutto tornerà come prima e — parole loro — si potrà «far ripartire la città là dove l’abbiamo lasciata», si potrà tornare al 2019. Tutti noi sappiamo che non è vero: niente o quasi tornerà come prima e compito di chi governa è prenderne atto, valutare la realtà e poi adottare decisioni informate. “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare” diceva Einaudi. E se auspicabile sarebbe farlo sempre, in queste circostanze coinvolgere i gruppi di opposizione sarebbe stato doveroso: al contrario ogni nostra proposta è stata cassata e mortificata, come del resto è avvenuto durante tutto il mandato, nel corso del quale solo due emendamenti proposti da noi sono stati accolti, quelli che prevedevano di stanziare le quote riservate alle attività dei gruppi a buoni spesa per le famiglie in difficoltà per un totale di 26 mila euro (13 mila l’anno scorso, quando come atto di responsabilità all’inizio dell’emergenza sanitaria ci siamo astenuti, e 13 mila quest’anno). Un metodo, quello della partecipazione, completamente disatteso anche su altri fronti, in primis il futuro del Porto Vecchio, dove nessun confronto è stato aperto con i consiglieri di minoranza e con la Città, ma anche in sede di bilancio, dove un emendamento — l’ultimo, peraltro presentato fuori termine — ha sottratto alla conoscenza e al confronto di tutti i componenti del massimo organo decisionale triestino una variazione da oltre 12 milioni.

Negli stanziamenti per i prossimi anni, pertanto, non troverete nulla che ci dica come far fronte a uno scenario che il Covid ha completamente mutato: nessuna progettazione per dare impulso alla svolta green che ci viene richiesta e ormai non è più una prerogativa della sinistra ambientalista e pacifista; per convivere con lo smart working, che di certo non sparirà, e le sue conseguenze; per tamponare l’emorragia di posti di lavoro, che ha colpito prevalentemente le donne; per convincere i giovani a non andarsene; per rendere attrattivo trasferirsi da queste parti. Anche sulle opere pubbliche, fiore all’occhiello di questa Giunta “del fare”, non ci sono certezze sulle date di inizio lavori e due temi molto sentiti come la piscina terapeutica e il Tram restano senza risposta.

 

Ma andiamo un po’ più nel dettaglio:

 

Servizi socio sanitari ed educativi:

Sarebbe stato opportuno comprendere di dover rimettere mano ai servizi di prossimità e quindi costruire l’accessibilità a servizi e prestazioni da parte delle persone in modo fluido, perché i modelli precedenti ritenuti normali sono ormai superati; servono modalità sperimentali.

 

Piscina terapeutica:

Siamo in ritardo, mentre gli utenti attendono risposte certe e in tempi brevi. Altri Comuni si sono attivati con la Regione e hanno ottenuto importanti stanziamenti: basti pensare al Comune di Monfalcone, che ha portato a casa 9 milioni di finanziamento regionale per la piscina termale.

 

Opere pubbliche:

La proposta di delibera è improntata ad uno stanco continuismo con alcune ridondanze di progetti che non si sono attuati in questi 5 anni e va ribadito che tanti temi che sono stati usati per raccogliere qualche voto in più non hanno visto nessuna forma di realizzazione: il Tram, la galleria di piazza Foraggi (già promessa con l’inizio lavori tra il 2010 e 2011, poi purtroppo il patto di stabilità ha bloccato qualsiasi investimento di tali proporzioni, ma dal 2016 qualcosa si poteva fare), il Campus in via Rossetti, la sala Tripcovich, il mercato ittico, paradossale poi la questione dell’ortofrutticolo prima con un impegno importante relativo l’acquisto dell’ex Duke e successivamente con il cambio di programma in corso d’opera. Ci sono tanti altri esempi: il palazzo Carciotti, il villaggio sportivo Samer, la caserma di Roiano…

 

Punti programmatici:

Vengono ripetuti di anno in anno e non rappresentano nulla se non inapplicati ottimi auspici.

Tema del confronto pubblico, definito il nuovo patto di partecipazione di Cittadinanza attiva al governo della città. In 5 anni di quest’Amministrazione non è mai stato elaborato un bilancio partecipativo assieme ai cittadini per la coprogettazione delle politiche pubbliche e il 10% delle risorse destinate ai progetti dei vari assessorati non sono mai state decise attraverso processi di partecipazione con i cittadini.

Rafforzamento delle circoscrizioni: le circoscrizioni in questi cinque anni sono state poco coinvolte nei processi decisionali e il fatto emerge anche dai pareri resi alla delibera, dove le circoscrizioni lamentato i tempi ridotti per la consultazione e per l’approfondimento del documento. L’inadeguato ascolto delle circoscrizioni si porta dietro il tema delle periferie, che stanno più di altre zone subendo la forza di questa crisi, dove l’erogazione dei servizi essenziali della città stanno di fatto smontando le proprie rappresentanze, le proprie filiali, le proprie attività. Quest’Amministrazione non è stata capace di prendere posizione su questi temi e non ha permesso neanche la discussione di proposte portate in consiglio comunale volte ad evidenziarli.

Il punto relativo all’urbanistica, dove si dice che in ambito urbanistico sarà importante avviare un confronto con i cittadini, più trasparente e meno demagogico: in relazione a questo tema ci siamo espressi in modo chiaro durante uno degli ultimi Consigli comunali, quando abbiamo trattato la delibera su Porto Vecchio e abbiamo sottolineato l’assoluta mancanza di partecipazione e la necessità di aprire all’ascolto.

Fa riflettere sempre al punto 9 il tema della valorizzazione di molti degli spazi ancora oggi degradati nelle zone periferiche con l’apertura di un dibattito sul recupero e utilizzo di aree ed edifici dismessi: anche su questo tema ci sono state diverse proposte da parte di consigliere e consiglieri che non hanno trovato la dovuta attenzione.

Il punto 11 relativo al turismo, dove troviamo un suggestivo progetto: al terzo capoverso, infatti, si parla del prolungamento del tram fino a Campo Marzio; fa sorridere, visto che quello di Opicina non arriva neanche al capolinea.

Inoltre la strategia di valorizzazione del patrimonio comunale: su questo sarebbe stato interessante ragionare anche per progettare un utile riconversione a servizio dei cittadini, invece è un elenco di immobili messi in vendita e questo difficilmente si interpreta come una strategia.

Il tema delle politiche del lavoro. Negli ultimi anni sono state chiuse tante realtà produttive in questa città nel silenzio assordante dell’amministrazione Dipiazza, che sta illudendo la città affermando che porto, turismo, logistica bastano a sostenere la crescita di Trieste. La crisi occupazionale è oggi più che mai attuale, i lavoratori della Ferriera stanno attendendo risposte certe per il loro ricollocamento, inoltre ci sono molte partite Iva che chiudono, gli esercizi commerciali che arrancano, è totalmente assente la scommessa su un futuro imprenditoriale attraverso la riconversione industriale leggera e green, non si scommette sui giovani che vanno via dalla città perché non trovano lavoro qualificato.