Famulari: l’assemblea del Pd appoggia Russo candidato sindaco

Famulari: l’assemblea del Pd appoggia Russo candidato sindaco

“Appoggio pieno all’ipotesi di candidatura a sindaco di Trieste di Francesco Russo, auspicando che le sue condizioni personali rendano possibile quanto prima sciogliere ogni riserva in questo senso”.

Si è espressa così l’Assemblea provinciale del Partito Democratico di Trieste, riunita ieri sera, ufficializza la posizione del partito sulla figura del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Russo, quale candidato a primo cittadino del capoluogo giuliano.
“Un passaggio non solo formale – spiega la segretaria provinciale Pd Laura Famulari – ma pieno di sostanza politica e programmatica. Il Pd indica un candidato con un profilo di competenze, di innovazione e cambiamento, di cui oggi Trieste ha assoluto bisogno. Occorre una netta sterzata dall’inerzia della gestione Dipiazza e uscire dal tunnel della decadenza: serve aria nuova”.
“L’assemblea ha anche approvato – aggiunge la segretaria – il documento ‘Trieste Rinasce’, che rappresenta la base programmatica in vista delle elezioni amministrative, su cui cominciare a  lavorare da qui in avanti, anche assieme alla coalizione che si costruirà attorno al candidato sindaco. Una Trieste dove c’è lavoro, che investe sempre di più sul suo porto e sull’industria sostenibile, verde, pulita e solidale, più vivibile per giovani e anziani, attenta alle periferie e alla cultura per tutti: idee semplici – conclude – ma essenziali che aspettano di essere realizzate”.

È il momento di una «Trieste Calling»: attrarre 5mila giovani in 10 anni.  Una nuova progettualità contro la comfort zone dei rimpianti e della decadenza

È il momento di una «Trieste Calling»: attrarre 5mila giovani in 10 anni. Una nuova progettualità contro la comfort zone dei rimpianti e della decadenza

È per definizione la città delle contraddizioni e dei paradossi, dove ad esempio eccellenze radicate da tempo, penso al sistema dell’alta formazione e della ricerca, al tessuto multiculturale, o più recenti, il rilancio della portualità e la svolta di porto vecchio, non sembrano incidere su una prospettiva demografica che ci vede da decenni in declino. Siamo ormai sotto i 200mila (72.000 in meno rispetto a 50 anni fa), e sempre più vecchi. E se non bastassero le attuali opportunità a invertire questa tendenza? Se fosse necessario un colpo d’ala, qualcosa di più?

Viene in mente la storia di questa città, quando la crescita del porto attorno al punto franco e la condizione di piattaforma logistica ante litteram di una parte d’Europa determinarono una grande chiamata, una «CALL spontanea», per usare un’espressione moderna e globale, verso una moltitudine di giovani: greci, serbi, armeni, austriaci, ungheresi, italiani e altri ancora, spinti a venire qui a realizzare  progetti di vita, a costruire le proprie fortune, a scrivere  una storia collettiva di imprenditorialità e innovazione, che ha lasciato segni indelebili nella crescita della Trieste moderna e  nel patrimonio religioso, artistico, culturale, architettonico che rendono questa città unica. È una storia che ci parla anche di futuro, un futuro che a qui sembra aver tanto bisogno di… Next Generation.

Come dicevo il contesto esiste, ma va rafforzato con azioni coordinate che abbiano come filo conduttore il voler attrarre e trattenere giovani. Un insieme di attrattori specifici quindi, che creino un’immagine da promuovere di «Trieste Calling, invita i giovani a realizzare i loro progetti».

Qualche seme in questo senso lo avevamo piantato negli anni alla guida della città: penso al progetto che avevamo avviato perché il contenitore di Corso Cavour (oggi  Urban Center) fosse destinato ad ospitare e facilitare progetti di impresa e di professione avviati da giovani, o all’idea di trasformare le residenze già studentesche di Cittavecchia in opportunità abitative autonome per giovani coppie, all’aumento di asili nido, o ancora al tentativo dell’ Hackathon, fatto  per coinvolgere le intelligenze e le capacità giovanili nella progettazione di servizi urbani avanzati.

Oggi Istituzioni, comunità scientifica, imprese potrebbero condividere questa priorità e promuovere una «Trieste Calling young people», destinando a queste scelte di indirizzo risorse adeguate. Cito ad esempio:

  • caratterizzare l’offerta di alta formazione universitaria e post, anche con un sistema di incentivi, verso i giovani del centro est Europa affinché questa sia la città di riferimento culturale del mondo a est di Trieste
  • offrire contenitori e servizi a condizioni agevolate a progetti d’impresa, di lavoro, di cultura in modo da favorirne insediamento, nascita e sviluppo
  • creare un’offerta integrata di soluzioni abitative, a partire dal tanto patrimonio immobiliare libero, e con loro asili, verde, servizi, e una mentalità children friendly
  • promuovere le diverse opportunità formative e di lavoro collegate a tutta l’economia del mare
  • attirare a Trieste, ad esempio in Porto Vecchio, un centro di formazione di un grande player dell’economia digitale e dei settori ad alta innovazione
  • sostenere ed allargare lo scouting di idee per start up che viene portato avanti da soggetti come la Biovalley Investments

 

Abbiamo esempi, nel rispetto delle proporzioni: penso alla trasformazione di Berlino grazie ad una grande forza attrattiva verso i giovani. O penso alle aree a maggior densità di innovazione in giro per il mondo, da Israele alla Silicon Valley, contraddistinte dalla multiculturalità come fattore che apporta freschezza, stimoli ed opportunità.

Qui vorrebbe dire riproporre una vocazione che in passato ha determinato la nostra fortuna, ma anche favorire una biodiversità di stili di vita, dove fantasia, voglia di vivere e nuove idee disegnino la nuova Trieste.

Forse è un sogno, ma vorrei che questa città si unisse nella sfida di lanciare una vera e propria CALL, per far sì che nei prossimi 10 anni 5000 giovani, compresi i triestini che se ne sono andati, potessero sceglierla per il proprio futuro e, insieme, per il nostro.

Tanti possono concorrere ma è fondamentale una leadership politica che guidi e diriga in una logica d’insieme i diversi apporti in questa direzione. E che orienti in questo senso gli investimenti. Dobbiamo decidere se sarà questa la mission della politica oppure se siamo destinati a continuare a coltivare una comfort zone, tra rimpianti e decadenza, rimanendo, come ci ricorda una splendida canzone di Otis Redding, «sittin’ on the dock of the bay, wastin’ time» (seduto sul pontile della baia, sprecando il mio tempo)

 

Roberto Cosolini
Consigliere regionale PD

Famulari, Dipiazza dia a palestre uso aree comunali

Famulari, Dipiazza dia a palestre uso aree comunali

Copiamo da città che hanno già adottato simili provvedimenti

La giunta Dipiazza individui spazi su aree pubbliche all’aperto e ne autorizzi l’uso a palestre, associazioni, società sportive, enti di promozione e attività fisica. Diamo una risposta non solo a chi pratica attività fisiche e sportive ma anche agli operatori del settore, che operano nella stretta osservanza delle misure di distanziamento ed anti-assembramento. Altre città nella nostra regione hanno adottato simili provvedimenti: non occorre inventare, basta copiare”.

E’ la proposta della segretaria del Pd provinciale di Trieste Laura Famulari, formalizzata con una mozione urgente depositata in Consiglio comunale.

“Siamo in una fase in cui è giusto aiutare attività che sono state a lungo fermate dalla pandemia e – spiega Famulari – il Comune può permettere che con l’inizio della stagione mite almeno un certo numero di operatori riprendano a lavorare all’aperto, mitigando gli effetti negativi subiti a causa delle limitazioni imposte dai protocolli di sicurezza. Non mancano nel nostro Comune aree con le caratteristiche necessarie che potrebbero essere affidate con un semplice bando in cui – conclude la segretaria dem – gli appassionati potrebbero praticare al sicuro attività utili alla salute e al benessere psico-fisico”.

 

Famulari: “La giunta Dipiazza rinuncia a fare cultura e la compra”

Famulari: “La giunta Dipiazza rinuncia a fare cultura e la compra”

“La rinuncia della giunta Dipiazza a ‘fare cultura’ sul serio emerge anche dal programma delle mostre ed eventi, che ha l’arroganza di estendersi fino al 2022 ben oltre la fine del mandato. Una Giunta che da anni non ha le forze e l’ambizione di realizzare esposizioni in autonomia con le nostre strutture museali, valorizzando le collezioni: non basta aprire cantieri milionari per fare nuovi musei, occorre sapere come organizzare gli spazi e cosa metterci dentro”. Lo afferma la segretaria del Pd provinciale di Trieste Laura Famulari, commentando il programma di eventi culturali, allestimenti ed esposizioni dei Musei civici annunciato dall’assessore alla Cultura Giorgio Rossi.
“Questo programma presentato in pompa magna porta alla luce una volta di più la mancanza di una politica culturale cittadina. Si evidenzia una forte distanza dalla città, dai suoi artisti e dai cittadini”, afferma Marina Coricciati, responsabile del Forum Cultura PD Trieste.
“Si sarebbe potuto trasformare i rioni, le piazze e gli spazi – continua Coricciati – in luoghi al servizio della cultura e dell’arte. Un modo per coinvolgere tutta la città dal mare al carso in un periodo in cui il tempo meteorologico permette di stare all’aperto, condizione peraltro favore alla situazione pandemica attuale e dei prossimi mesi. Sarebbe stata un’occasione per ripartire tutti insieme, dando anche la possibilità di avere un luogo per coloro i quali è impossibile riaprire a breve le porte dei propri spazi”.
“Il Magazzino 26 – aggiunge Famulari – invece di diventare una struttura culturale organica ed efficiente, si sta avviando a essere un ibrido, a tornare almeno in parte ‘magazzino’, dove progetti svariati si depositano in base a richieste che arrivano sul tavolo della giunta o esigenze particolari che via via si presentino. Ma la mancanza di visione di questa Giunta si vede proprio dalle mostre che – sottolinea al segretaria dem – sono in realtà mere proposte commerciali di operatori indifferenti alla realtà, alle opportunità e alle necessità locali. Oppure sono conferme di rapporti ‘storici’ di associazioni o singole personalità con l’Amministrazione”.

Famulari, per Dipiazza non è città per bambini

Famulari, per Dipiazza non è città per bambini

Bocciata proposta di nuovi giochi per bimbi in aree verdi


“Per Dipiazza questa non è una città per bambini e non deve esserlo. Non si spiega altrimenti il ‘no’ alla proposta dell’opposizione a incrementare le risorse per nuovi giochi dedicati ai bambini all’interno delle aree verdi pubbliche”. Lo afferma la segretaria del Pd provinciale di Trieste Laura Famulari, dopo la bocciatura da parte del centrodestra di un ordine del giorno allegato al Bilancio di previsione 2021-2023, che invitava il sindaco e la giunta “ad incrementare le risorse dedicate alla messa in opera di nuovi giochi con preferenza per quelli inclusivi e ad interventi rivolti alla fruibilità del verde di vicinato”.
Il documento, sottoscritto da tutti i consiglieri d’opposizione, prende atto che “le aree verdi e i giardini hanno registrato negli ultimi mesi un incremento di presenza di cittadini, bambini, giovani e anziani”. Di qui, la constatazione che “è bene prevedere un incremento delle risorse disponibili, in modo da garantire un progressivo ammodernamento delle strutture ludiche e ove possibile un incremento dei giochi, con preferenza per quelli inclusivi, progettati appositamente – precisano i consiglieri – per essere accessibili ai bimbi con disabilità”.
“Purtroppo Dipiazza e i suoi non hanno avuto la sensibilità di capire che la vita delle famiglie può migliorare anche con piccoli interventi e che – conclude Famulari – anche pensare ai giochi dei bimbi è un modo per non arrendersi al crollo demografico”.

Un bilancio privo di visione e d’innovazione.

Un bilancio privo di visione e d’innovazione.

Crediamo che la politica serva a risolvere problemi difficili, a guardare lontano, a cercare soluzioni durature: per questo motivo abbiamo espresso un voto convintamente contrario al Bilancio consuntivo 2021-2023 del Comune di Trieste, perché è un documento di ordinaria amministrazione, privo di visione e di innovazione, che si limita a gestire il contingente e a tenere in ordine i conti. Quelli sono a posto e nessuno lo ha mai messo in dubbio, ma in questo momento drammatico, di cui in futuro pagheremo conseguenze ben più gravi di quelle che abbiamo visto finora, non basta: serviva un supplemento di immaginazione per trasformare la pandemia in una risorsa, in un’occasione. Invece la pandemia è la grande assente dall’idea di Trieste proposta dall’attuale maggioranza, che ritiene che a breve tutto tornerà come prima e — parole loro — si potrà «far ripartire la città là dove l’abbiamo lasciata», si potrà tornare al 2019. Tutti noi sappiamo che non è vero: niente o quasi tornerà come prima e compito di chi governa è prenderne atto, valutare la realtà e poi adottare decisioni informate. “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare” diceva Einaudi. E se auspicabile sarebbe farlo sempre, in queste circostanze coinvolgere i gruppi di opposizione sarebbe stato doveroso: al contrario ogni nostra proposta è stata cassata e mortificata, come del resto è avvenuto durante tutto il mandato, nel corso del quale solo due emendamenti proposti da noi sono stati accolti, quelli che prevedevano di stanziare le quote riservate alle attività dei gruppi a buoni spesa per le famiglie in difficoltà per un totale di 26 mila euro (13 mila l’anno scorso, quando come atto di responsabilità all’inizio dell’emergenza sanitaria ci siamo astenuti, e 13 mila quest’anno). Un metodo, quello della partecipazione, completamente disatteso anche su altri fronti, in primis il futuro del Porto Vecchio, dove nessun confronto è stato aperto con i consiglieri di minoranza e con la Città, ma anche in sede di bilancio, dove un emendamento — l’ultimo, peraltro presentato fuori termine — ha sottratto alla conoscenza e al confronto di tutti i componenti del massimo organo decisionale triestino una variazione da oltre 12 milioni.

Negli stanziamenti per i prossimi anni, pertanto, non troverete nulla che ci dica come far fronte a uno scenario che il Covid ha completamente mutato: nessuna progettazione per dare impulso alla svolta green che ci viene richiesta e ormai non è più una prerogativa della sinistra ambientalista e pacifista; per convivere con lo smart working, che di certo non sparirà, e le sue conseguenze; per tamponare l’emorragia di posti di lavoro, che ha colpito prevalentemente le donne; per convincere i giovani a non andarsene; per rendere attrattivo trasferirsi da queste parti. Anche sulle opere pubbliche, fiore all’occhiello di questa Giunta “del fare”, non ci sono certezze sulle date di inizio lavori e due temi molto sentiti come la piscina terapeutica e il Tram restano senza risposta.

 

Ma andiamo un po’ più nel dettaglio:

 

Servizi socio sanitari ed educativi:

Sarebbe stato opportuno comprendere di dover rimettere mano ai servizi di prossimità e quindi costruire l’accessibilità a servizi e prestazioni da parte delle persone in modo fluido, perché i modelli precedenti ritenuti normali sono ormai superati; servono modalità sperimentali.

 

Piscina terapeutica:

Siamo in ritardo, mentre gli utenti attendono risposte certe e in tempi brevi. Altri Comuni si sono attivati con la Regione e hanno ottenuto importanti stanziamenti: basti pensare al Comune di Monfalcone, che ha portato a casa 9 milioni di finanziamento regionale per la piscina termale.

 

Opere pubbliche:

La proposta di delibera è improntata ad uno stanco continuismo con alcune ridondanze di progetti che non si sono attuati in questi 5 anni e va ribadito che tanti temi che sono stati usati per raccogliere qualche voto in più non hanno visto nessuna forma di realizzazione: il Tram, la galleria di piazza Foraggi (già promessa con l’inizio lavori tra il 2010 e 2011, poi purtroppo il patto di stabilità ha bloccato qualsiasi investimento di tali proporzioni, ma dal 2016 qualcosa si poteva fare), il Campus in via Rossetti, la sala Tripcovich, il mercato ittico, paradossale poi la questione dell’ortofrutticolo prima con un impegno importante relativo l’acquisto dell’ex Duke e successivamente con il cambio di programma in corso d’opera. Ci sono tanti altri esempi: il palazzo Carciotti, il villaggio sportivo Samer, la caserma di Roiano…

 

Punti programmatici:

Vengono ripetuti di anno in anno e non rappresentano nulla se non inapplicati ottimi auspici.

Tema del confronto pubblico, definito il nuovo patto di partecipazione di Cittadinanza attiva al governo della città. In 5 anni di quest’Amministrazione non è mai stato elaborato un bilancio partecipativo assieme ai cittadini per la coprogettazione delle politiche pubbliche e il 10% delle risorse destinate ai progetti dei vari assessorati non sono mai state decise attraverso processi di partecipazione con i cittadini.

Rafforzamento delle circoscrizioni: le circoscrizioni in questi cinque anni sono state poco coinvolte nei processi decisionali e il fatto emerge anche dai pareri resi alla delibera, dove le circoscrizioni lamentato i tempi ridotti per la consultazione e per l’approfondimento del documento. L’inadeguato ascolto delle circoscrizioni si porta dietro il tema delle periferie, che stanno più di altre zone subendo la forza di questa crisi, dove l’erogazione dei servizi essenziali della città stanno di fatto smontando le proprie rappresentanze, le proprie filiali, le proprie attività. Quest’Amministrazione non è stata capace di prendere posizione su questi temi e non ha permesso neanche la discussione di proposte portate in consiglio comunale volte ad evidenziarli.

Il punto relativo all’urbanistica, dove si dice che in ambito urbanistico sarà importante avviare un confronto con i cittadini, più trasparente e meno demagogico: in relazione a questo tema ci siamo espressi in modo chiaro durante uno degli ultimi Consigli comunali, quando abbiamo trattato la delibera su Porto Vecchio e abbiamo sottolineato l’assoluta mancanza di partecipazione e la necessità di aprire all’ascolto.

Fa riflettere sempre al punto 9 il tema della valorizzazione di molti degli spazi ancora oggi degradati nelle zone periferiche con l’apertura di un dibattito sul recupero e utilizzo di aree ed edifici dismessi: anche su questo tema ci sono state diverse proposte da parte di consigliere e consiglieri che non hanno trovato la dovuta attenzione.

Il punto 11 relativo al turismo, dove troviamo un suggestivo progetto: al terzo capoverso, infatti, si parla del prolungamento del tram fino a Campo Marzio; fa sorridere, visto che quello di Opicina non arriva neanche al capolinea.

Inoltre la strategia di valorizzazione del patrimonio comunale: su questo sarebbe stato interessante ragionare anche per progettare un utile riconversione a servizio dei cittadini, invece è un elenco di immobili messi in vendita e questo difficilmente si interpreta come una strategia.

Il tema delle politiche del lavoro. Negli ultimi anni sono state chiuse tante realtà produttive in questa città nel silenzio assordante dell’amministrazione Dipiazza, che sta illudendo la città affermando che porto, turismo, logistica bastano a sostenere la crescita di Trieste. La crisi occupazionale è oggi più che mai attuale, i lavoratori della Ferriera stanno attendendo risposte certe per il loro ricollocamento, inoltre ci sono molte partite Iva che chiudono, gli esercizi commerciali che arrancano, è totalmente assente la scommessa su un futuro imprenditoriale attraverso la riconversione industriale leggera e green, non si scommette sui giovani che vanno via dalla città perché non trovano lavoro qualificato.

 

 

Famulari: supermercato al Mercato coperto, ignorati di nuovo gli interessi dei triestini

Famulari: supermercato al Mercato coperto, ignorati di nuovo gli interessi dei triestini

«Voler trasformare in supermercato lo storico Mercato coperto di largo Barriera è l’ulteriore prova che l’amministrazione Dipiazza non ha capito niente dei bisogni dei triestini, oppure che niente gli importa. Basta girare lo sguardo attorno all’edificio e chiunque si chiede: manca davvero un altro supermercato in Barriera Vecchia? Bisogna proprio stravolgere e azzerare un pezzo della nostra storia? Oppure quello che manca è un luogo che la gente possa frequentare senza fretta, a misura umana, dedicata se possibile ai prodotti e ai produttori del nostro territorio, un posto dove le relazioni tra le persone non siano incasellate in file di scansie tutte uguali, con in fondo una cassa. Un posto dove anche gli anziani trovino la loro dimensione. Massimo rispetto per la grande distribuzione che assolve un compito fondamentale, ma una città non vive di soli supermarket, soprattutto quando ne ha già 100. Ancora una volta vince la volontà di questa giunta Dipiazza di fare un affare facile e veloce, di evitare qualsiasi impegno vero di ripensare un pezzo di città come Barriera, condannato a diventare ancora più anonimo e impersonale. E tanto peggio se altri negozi chiuderanno soffocati dall’accerchiamento dei supermercati. Abbiamo una struttura particolare, un’archiettura di pregio che, valorizzata, può cambiare l’impronta sociale del rione, mettersi a servizio. E invece no. Si rinuncia a un progetto innovativo per asseriti motivi di risorse, ma quando si vuole, quando interessa sul serio, le risorse arrivano, chi apre i cordoni della borsa si trova.» È il commento della segretaria del Pd provinciale di Trieste Laura Famulari, dopo che è stata resa nota la notizia che l’amministrazione comunale guidata da Roberto Dipiazza sarebbe intenzionata a cedere alla grande distribuzione gli spazi dello storico mercato coperto di Barriera Vecchia.

Porto Vecchio: se vince il centro-sinistra forze sociali, economiche e cittadini coinvolti nelle scelte

Porto Vecchio: se vince il centro-sinistra forze sociali, economiche e cittadini coinvolti nelle scelte

Intervento di Laura Famulari, segretaria provinciale PD di Trieste, pubblicato sul quotidiano Il Piccolo il 2 aprile 2021

Il Porto Vecchio è la sfida su cui Trieste si gioca il futuro. Per questo, quando nel 2019 il Pd ha votato la delibera di indirizzo all’accordo di programma, abbiamo chiesto all’Amministrazione Dipiazza di avere coraggio. Sempre per questo, dopo ben due anni, abbiamo dovuto esprimere un voto negativo.

Porto Vecchio è un’occasione unica e irripetibile che non va sprecata per moltissimi motivi, ma soprattutto perché può essere la leva per invertire il drammatico calo demografico e attrarre i giovani che hanno abbandonato la città per la mancanza di opportunità di lavoro qualificato.

La Giunta Dipiazza sembra non averlo capito, e secondo noi ha sbagliato nel metodo e nel merito.

A cominciare dalla scelta di uno strumento – l’accordo di programma – che sacrifica la partecipazione dei cittadini, singoli o associati anche in gruppi di interesse, e sottrae alla cittadinanza la possibilità di contribuire a scegliere la direzione da prendere. È poi mancata la preparazione della discussione nei consigli circoscrizionali e in Consiglio comunale, segnando l’ennesima mancanza di rispetto per la funzione e le competenze di questi organi.

Guardando le carte, abbiamo visto che ci sono difformità rispetto agli indirizzi che parlavano di quota ridotta e complementare di residenzialità a fronte di una quota che ora può arrivare al 70% (circa dieci magazzini per mille abitanti). Il centrodestra si prende la responsabilità di una scelta simile in una Trieste che si sta desertificando: siamo sotto i 200 mila abitanti e abbiamo 10 mila alloggi sfitti.

Non solo mettono le mani in questo modo su Porto Vecchio, ma lo fanno senza nemmeno una valutazione dell’impatto sul resto della città. In particolare, se in quest’area si prospettano “trasferimenti” di funzioni oggi insediate nel centro cittadino, bisognerebbe stimare e gestire il contraccolpo anche attraverso il dialogo e la partecipazione di coloro che saranno investiti dalle conseguenze di queste dislocazioni.

Fedriga ha annunciato il trasferimento degli uffici regionali. Si tratta di una scelta discutibile dal punto di vista urbanistico in quanto comporterà la desertificazione, anche commerciale, delle zone dove attualmente quelle sedi si trovano. Questi impatti negativi non sono stati presi in considerazione né sono state valutate nuove ipotesi di destinazione degli immobili che rimarrebbero vuoti. Lo stesso recupero di quegli immobili rappresenterà un onere rilevante per la Regione, che potrebbe avere altre priorità di investimento.

A fronte di questa ipertrofia residenziale, c’è il nulla sull’innovazione, sull’industria leggera, nessun progetto sul green new deal, come esigono le richieste dell’Europa e le finalità del Recovery Fund. Soprattutto nulla per i giovani, per l’alta formazione, per la ricerca, per l’innovazione sociale, per attrarre nuovi abitanti.

Vogliamo parlare dei fondi appena stanziati dalla Regione per gli interventi? Stupisce che il Comune di Trieste li abbia ricevuti “in prestito” e quindi da restituire a carico dei triestini. In altri casi, ad esempio al comune di Monfalcone è andato un contributo a fondo perduto per la probabile realizzazione di un altro parco del mare.

Avevamo pensato al Porto Vecchio come a un’area alla portata di tutti in cui muoversi in modo sostenibile, e invece viene accantonato l’uso dell’infrastruttura ferroviaria che permette un collegamento a basso impatto ambientale e sostenibile economicamente. Al posto delle rotaie la giunta Dipiazza vuole l’ovovia, che dovrebbe nascere con fondi statali ancora da assegnare e senza un piano economico che ne sostenga i costi in futuro. Per tacere del connesso previsto aumento dei parcheggi.

A seguito di quanto previsto dalla Variante inoltre, gli immobili di proprietà del Comune non potranno che essere venduti al miglior offerente, aprendo la strada a processi non governati e di incerta capacità di sviluppo. La funzione del Consorzio Ursus, sotto questo profilo diventa chiara: “l’ambasciatore” che dovrebbe guidarlo farà sostanzialmente da agente immobiliare, andando alla ricerca di operatori ai quali proporre l’area come opportunità di investimento. Il punto è che in quell’area non basta creare dei contenitori, spostare uffici o costruire abitazioni d’élite.

Serviva un comitato strategico, che coinvolgesse le competenze che ci sono in questa città e fuori da essa, e che guardano con interesse a Porto Vecchio. Non si può pensare di poter fare tutto da soli. Per noi una società a maggioranza pubblica serviva, ma doveva avere la porta aperta alle grandi eccellenze delle città, quelle capaci di dialogare con il mondo e di apportare competenze. Abbiamo anche proposto di associare un grande soggetto pubblico che garantisca relazioni e finanziamenti. Ci ritroviamo un consorzio interamente pubblico con una dotazione iniziale di 300 mila euro e con una struttura debole in partenza, dato che le risorse umane saranno quelle degli enti pubblici soci che fanno fatica a gestire l’ordinario. Potrà questo soggetto guidare un’operazione straordinaria che reinventa ex novo un quinto della città?

Noi non ci rassegniamo a questa decadenza in cui tutto si quieta e si sopisce, per questo ci candidiamo a guidare la rinascita di Trieste.

 

Famulari, destra prepara danno a Trieste

Famulari, destra prepara danno a Trieste

“Da Dipiazza toni sprezzanti ma non ho paura”
“Una delibera deludente, piena di vuoti e di silenzi sulla prospettiva del Porto Vecchio; incoerente con la delibera di indirizzo, su tanti aspetti tra cui la quota di residenzilità e sui beni da alienare. Tra tutto grida a scandalo il trasferimento degli uffici regionali con un prestito da restituire, senza una previsione di quel che si farà negli edifici svuotati”. Lo afferma la segretaria del Pd provinciale di Trieste, dopo che in Consiglio comunale, ieri sera, è stato approvato l’Accordo di programma su Prto Vecchio.
“Non c’è pianificazione nè progetto – aggiunge Famulari – non c’è innovazione, non c’è nulla, se non i rischi connessi a una operazione immobiliare che poi è la svendita del Porto al miglior offerente, col Comune che rinuncia pure a governare il processo. La destra con la sua inadeguatezza rischia di preparare un danno per Trieste”.
La segretaria dem ha infine evidenziato che “la seduta in Consiglio comunale è stata scandita dagli interventi del sindaco Dipiazza, che ha ancora sfoderato verso di me gli usuali toni sprezzanti e offensivi. Sappia che non ce la fa a intimidirmi, ma solo ad aumentare la mia voglia di lavorare per Trieste”.

Famulari, vergogna in centrale idrodinamica.

Famulari, vergogna in centrale idrodinamica.

Dipiazza si muove quando il danno è fatto

“I cittadini ci hanno segnalato scene vergognose e preoccupanti alla Centrale Idrodinamica e riportiamo la denuncia. Chi ha organizzato le vaccinazioni ha obbligato i nostri vecchi anche di oltre 80 e 90 anni, persone vulnerabili, fragili o ammalate, ad aspettare all’aperto senza distanziamento, senza un posto dove sedere, senza una protezione, senza distinguere tra chi doveva fare lo Pfizer e chi AstraZeneca, chiamati di volta in volta da un addetto. L’arrivo della Polizia locale prova che si era creata una situazione di rischio. L’arrivo successivo del sindaco è l’ennesima prova che sul Covid Dipiazza continua a muoversi solo quando il danno è fatto, mai prima in fase di organizzazione e vigilanza. Chiediamo si rapporti immediatamente con l’assessore Riccardi e con l’Asugi: non basta farsi fotografare all’inaugurazione di una struttura, si dovevano assicurare anche che funzioni. Dopo i disagi creati con lo spostamento da Cattinara a Porto Vecchio poco e male comunicato a 900 persone, mancava quest’altro epsiodio imbarazzante”. Così la segretaria del Pd provinciale di Trieste Laura Famulari, commentando gli assembramenti e i disagi che si sono verificati nella sede vaccinale allestita presso la Centrale idrodinamica del Porto vecchio nel capoluogo giuliano.