Ferriera: Serracchiani, guai a perdere un solo posto di lavoro

Ferriera: Serracchiani, guai a perdere un solo posto di lavoro

Vigilare su rispetto accordo sindacale e impegni istituzionali

Il voto dei lavoratori va rispettato e proprio per questo occorrerà la massima vigilanza sull’accordo sindacale con l’azienda, ma anche sul mantenimento degli impegni assunti dagli altri soggetti, istituzionali e industriali: guai a perdere un solo posto di lavoro, anche a tempo determinato. Si chiude un capitolo secolare dell’industria triestina, ora l’auspicio è che a Trieste non rimanga un altro vuoto in un tessuto produttivo già debole. Sicuramente da parte mia non verrà meno l’impegno verso una realtà di cui ho conosciuto in primo luogo lo spessore umano, e su cui si è troppo speculato”.

Così la deputata Dem Debora Serracchiani, dopo che sono stati resi noti i risultati del referendum sull’accordo sindacale, approvato dal 58% dei lavoratori della Ferriera di Servola (Trieste).

Ferriera: Serracchiani, “Brutti giochi sui lavoratori”

Ferriera: Serracchiani, “Brutti giochi sui lavoratori”

Sulla testa e alle spalle dei lavoratori della Ferriera si stanno facendo brutti giochi. Ricatti più o meno espliciti, scarichi di responsabilità, promesse vaghe: sembra che l’urgenza di Arvedi e anche dei soggetti istituzionali sia togliersi di torno l’intralcio rappresentato dalla forza lavoro in esubero. A questo si aggiunge l’assoluta vaghezza che circonda l’area e la sua reindustrializzazione.
Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, commentando gli sviluppi connessi alla chiusura dell’area a caldo della Ferriera di Trieste.
Per la parlamentare
la richiesta di garanzie che i sindacati rivolgono ai soggetti istituzionali, e in primo luogo al Mise e alla Regione, rivela una preoccupazione che riguarda la salvaguardia dei posti di lavoro ed evidentemente anche le prospettive di sviluppo industriale. È auspicabile che Mise e Regione accetteranno di inserire nell’Accordo di programma una sezione sulle garanzie occupazionali, che non possono essere delegate in toto ad Arvedi o fondarsi su dichiarazioni rese alla stampa.
Resta il fatto – conclude Serracchiani – che questo meccanismo è stato innescato dalla Giunta Fedriga, che ha consegnato ad Arvedi l’opportunità di fare i suoi interessi, nei tempi e nei modi preferiti.
Ferriera: «Soggetti istituzionali hanno responsabilità precise»; Serracchiani e Famulari: no a giochi sulla testa dei lavoratori

Ferriera: «Soggetti istituzionali hanno responsabilità precise»; Serracchiani e Famulari: no a giochi sulla testa dei lavoratori

Si stanno facendo giochi inaccettabili sulla testa dei lavoratori della Ferriera, che sono sempre gli ultimi a essere coinvolti quando si decide il loro destino”.
Lo denunciano la deputata dem Debora Serracchiani e la segretaria provinciale del Pd di Trieste Laura Famulari.
 
Qui ci sono delle responsabilità precise – spiega Serracchiani – con soggetti istituzionali ben identificati ai quali spetta l’obbligo della trasparenza e della tutela del lavoro. Pare invece che tra pezzi del Governo e della Giunta regionale ci sia una specie di accordo a non intralciare troppo il percorso di disimpegno di Arvedi, che verosimilmente porterà alla perdita di posti di lavoro. Sul futuro dell’area che sarà dismessa – aggiunge la parlamentare – non si sa nulla di veramente sicuro, piani industriali degni di questo nome non si sono visti, il nuovo accordo di programma che doveva esser fatto entro la fine dell’anno, (con “un crono-programma stringente e condiviso che porti alla sigla del nuovo Accordo di programma”, diceva Patuanelli) è ancora pieno di buchi, dall’accordo sindacale, ai finanziamenti pubblici a un quadro non vago del futuro sviluppo logistico, inclusivo delle aree di proprietà che Arvedi potrebbe cedere”.
 
Per la segretaria dem
non si deve dimenticare che questo imbizzarrimento della situazione è totale responsabilità della Giunta Fedriga, che con atti politici sconsiderati ha causato un ‘effetto domino’ che non riesce a controllare. La voglia di chiudere a tutti i costi per portare a casa una medaglia politica senza sapere che fare dopo, è il segno di una amministrazione che non guarda oltre il suo naso, pensando solo all’oggi. L’oggi però è fatto di una serie di crisi industriali su Trieste che fanno paura e che – conclude Famulari – ci fanno pensare con grandissima preoccupazione al 2020, quando sapremo ad esempio che accadrà alla Wartsila”.
 
 
Ferriera: Cosolini, Bini doveva esser presente a Mise

Ferriera: Cosolini, Bini doveva esser presente a Mise

L’assessore Bini avrebbe dovuto essere presente al Mise, al tavolo sulla Ferriera, a seguire una partita delicatissima per l’area industriale di Trieste e della regione.
Lo ha detto oggi nel capoluogo giuliano il consigliere regionale Roberto Cosolini (Pd), a margine dei lavori del Consiglio regionale.
Non è la prima volta che l’assessore Bini diserta i tavoli romani – ha osservato l’esponente dem – forse dimenticando che il ministero si chiama dello ‘sviluppo economico’ perché si occupa di costruire nuove prospettive industrali. La presenza di chi ha la delega al lavoro o la delega all’ambiente non sostituisce la presenza assolutamente indispensabile di chi ha la delega all’industria.
Da questo punto di vista – ha concluso Cosolini – oggi avremmo preferito sapere che l’assesore Bini si è recato al tavolo romano a seguire una partita delicatissima per l’area industriale di Trieste e direi di tutta la regione.
Ferriera: Serracchiani, “Governo valuti ingresso Cdp”

Ferriera: Serracchiani, “Governo valuti ingresso Cdp”

Nel rinnovo dell’accordo di programma bisogna inserire l’ipotesi di un ingresso di Cassa depositi e prestiti a fianco di Arvedi. La ghisa che si produce a Trieste è strategica come l’acciaio di Taranto e anche se le dimensioni sono diverse l’attenzione dev’essere la stessa e così anche il possibile impegno del Governo.
Lo afferma la deputata dem Debora Serracchiani.
Il rilancio dell’intera area necessita di un approccio globale e di lungo periodo. La politica deve assumersi la responsabilità di misurarsi con una sfida complessa, che coinvolge valori primari di rango costituzionale, quali il lavoro, la salute e l’ambiente, tutti meritevoli della massima tutela, senza che la difesa dell’uno possa sacrificare gli altri’: sono le parole del presidente del Consiglio – indica Serracchiani – e credo vadano sottoscritte per Taranto come per Trieste. Bisogna agire al più presto, perché la Ferriera non deve essere lasciata a se stessa, allo scorrere dei giorni che portano al 31 dicembre e alla chiusura irreversibile dell’area a caldo, senza alternative di riconversione.
Per la parlamentare dem
a Trieste non si pone nemmeno la questione di una nazionalizzazione come a Taranto, le condizioni ambientali e sanitarie sono decisamente migliori, ampie le potenzialità di sviluppo industriale e logistico. Lo Stato non deve arrendersi alla chiusura anche se – conclude – questo è stato l’obiettivo di alcune amministrazioni locali.

Cronaca della crisi industriale di Trieste e del suo territorio, report evento

Resoconto dell’incontro promosso dal Forum Economia e Lavoro del PD di Trieste e svoltosi l’11 novembre 2019 presso il Circolo ACLI di San Giacomo

Sintesi a cura di Franco Codega, per chi desidera approfondire una video registrazione integrale dei lavori è disponibile sul canale You Tube del PD.

Interventi Introduttivi

On. Debora SERRACCHIANI
Capogruppo PD Commissione Lavoro Camera dei Deputati

Nelle situazioni di oggi, sempre in evoluzione, è necessario pensare a soluzioni che prevengano le crisi e non dover intervenire all’ultimo momento. È quello che ho cercato di fare quando ero presidente della regione.

Il Periodo più nero in Regione fu il 2015. Allora abbiamo cercato di accompagnare alcune crisi. Si spinse l’azienda, vedi Electrolux, a cambiare la propria produzione, renderla più innovativa, fare nuovi prodotti. Ciò anche con aiuti e fondi pubblici.

Così abbiamo fatto con la Ferriera. Abbiamo creduto nella opportunità di proseguire l’attività per garantire l’occupazione. Il sig. Arvedi ha messo molti soldi. Il laminatoio a freddo: può garantire fino a 700 posti di lavoro. Ora, a livello nazionale siamo di fronte ad una situazione paradossale: è l’unico tavolo al MISE in cui non si lavora per tenere aperta ma per chiudere una azienda!

Caso Wartsila: tre anni fa si voleva ridimensionare lo stabilimento. Warstila ha partecipato alla filiera dell’innovazione creata da Calenda all’interno della industria 4.0. Si provvide ad un investimento in Ricerca e sviluppo per fare motori nuovi: elettrici o ibridi. Si è andati avanti per qualche anno. Ora, cambiati anche i dirigenti tutto si è assopito, e ora ci sono poche commesse.

Come si è visto in questi tre casi che ho citato le Istituzioni hanno avuto un ruolo decisivo per il rilancio. Anche oggi c’è bisogno del loro intervento. Le Istituzioni locali ci devono dire dove vogliono andare: in quale direzione. I fondi necessari possono essere reperiti. Per es. c’è il fondo nazionale per la decarbonizzazione a a disposizione. Si potrebbe usare per la ferriera. Pensare di poter reimpiegare coloro che perdono lavoro in turismo o uffici pubblici non è realistico. C’è anche il fondo per il rinnovamento energetico cui si può ricorrere. Quindi non è tanto un problema di soldi, che in buona parte ci sono, ma è un problema di visione politica per il futuro.

Michele PIGA
Segretario generale CGIL Trieste

 L’economia del nostro territorio ha queste caratteristiche: il 10 % del PIL deriva dall’industria, il 5 % dall’edilizia, il restante 75 % per un terzo dalla intermediazione finanziaria, un terzo dalla pubblica amministrazione, un terzo dal terziario. Una economia debole pertanto e in questo contesto i piccoli cambiamenti possono avere effetti dirompenti.

La crisi industriale da cosa deriva? In alcuni casi da cattiva gestione. In altri casi, soprattutto quando si tratta di multinazionali, da uno scarso legame con territorio. I servizi all’impresa fanno difficoltà a rafforzarsi in quanto avrebbero bisogno di un bacino più ampio dell’industria da servire, che non c’è.

Il comparto industriale, per svilupparsi, ha bisogno della convergenza positiva di due contesti: il contesto locale e il contesto nazionale-europeo. Limitiamoci ora al locale.

In Italia ci sono 19 aree di crisi industriale complessa. Trieste è una di queste. Questa è una opportunità da giocare. Ci sono strumenti e capacità di investimento all’interno di questo territorio. Eppure alcuni problemi sono ancora fermi: per es. la questione del sito inquinato va ancora risolto. Ci sono ben 219 imprese artigiane che operano in quel territorio.

L’ex Ezit: rientra nella legge sui consorzi. Lì dentro c’è patrimonio. Il consorzio è per 52 % dell’autorità portuale, ma per il resto 48 % è delle istituzioni locali: del Comune di Trieste, Muggia e S. Dorligo.

C’è poi il porto, che da alcuni anni ha uno sviluppo positivo. Secondo noi, non avendo Trieste un entroterra per reperire materia prime, il porto deve diventare la sorgente di materie da poter lavorare, creando industrie manifatturiere nelle zone franche. In tali zone si possono rielaborare le merci che arrivano per sfornare prodotti industriali.

Il porto vecchio: è stata costituita alcuni mesi fa una società tra Autorità portuale, regione e comune: anche lì c’è patrimonio. Ma al momento non ci sono grandi idee.

C’è la presenza della università e degli Enti di ricerca di prim’ordine. Tutti ne parlano ma non c’è mai una sintesi operativa che metta davvero a sistema i due comparti.

Eppure lo strumento per realizzare tutte queste cose c’è: è l’Accordo di crisi industriale complessa. Ivi si può trovare la sintesi e reperire i fondi, ma bisogna saper mettere in atto una programmazione globale. Per fare questo però c’è bisogno di un apporto costante e reale delle istituzioni locali. Ed è quello che oggi manca. Il sindaco non c’è. Anche la Giunta regionale dovrebbe fare la sua parte. Da qui lo sciopero dei sindacati confederali proclamato per il 15 novembre. Ben 1.500 posti di lavoro sono a rischio.

Dibattito e interventi conclusivi

 

On. SERRACCHIANI : Il quadro internazionale. C’è una crisi del mercato dell’acciaio in generale. C’è una sovrapproduzione. Gli americani non importano più acciaio, bastano a loro stessi. Questo ha comportato in Europa l’invasione dell’acciaio fatto in Cina e in Turchia. L’Europa non ha ancora preso una posizione sull’acciaio che viene da fuori Europa. Fino all’arrivo di non più del 25% non pagano alcun dazio. Solo dopo pagano. Quindi fino al 25% arriva con il prezzo iniziale di produzione, che è più basso del nostro. Fino ad oggi l’Italia importa circa 4 miliardi di tonnellate di acciaio. E siamo il secondo paese produttore di acciaio in Europa, dopo la Germania. Un intervento pertanto necessario è che L’Europa intervenga a mettere dazi anche al di sotto del 25%.  Poi c’è un tema degli impianti italiani: sono vetusti. Il caso dei Riva è eclatante: acquistano per poco l’impianto di Taranto e non hanno fatto interventi di ristrutturazione e risanamento ambientale.

L’acciaio che viene fuori da un forno elettrico è di minore qualità rispetto a quello che viene fuori da un impianto a caldo. Quest’ultimo fa l’acciaio “piano” , il migliore , quello che serve per l’industria dell’automobile.  È il migliore ma ora le richieste sono in calo perché c’è anche la crisi dell’automobile. Comunque l’Italia non può rinunciare alla produzione di acciaio. Lo ha detto anche il ministro Patuanelli. Certo c’è la questione ambientale. Ma diciamocelo chiaro: Il quartiere Tamburi andrebbe svuotato e spostato. 

Sull’acciaio quindi il Paese deve interrogarsi cosa vuol fare. Noi, a suo tempo, facemmo la nostra scelta: Sulla Ferriera ci sono finiti 240 milioni di euro, per il rilancio industriale e per il risanamento ambientale. E i miglioramenti sul piano ambientale sono stati notevoli. Ed è significativo che oggi si vuole chiudere l’area a caldo, per scelte politiche non per problemi ambientali.

Decarbonizzare : mantenere la aree a caldo utilizzando non il carbone , ma il gas. La qualità resterebbe elevata. Però ciò richiede investimenti per la modifica degli impianti. Per l’Ilva per es. si potrebbe utilizzare il gas che arriverà dal FAP. Ma i fondi nazionali per la transizione industriale servono proprio a questo! Uno degli esempi della decarbonizzazione ce l’abbiamo a Monfalcone. La centrale A2A.

Il PD nella attuale manovra finanziaria ha preteso che ci siano 50 miliardi nei prossimi 15 anni per l’economia verde. Ma bisogna essere consapevoli che questa economia verde, in una prima fase e in alcuni settori rischia di far perdere posti lavoro invece che crearli. Es, la CONTINENTAL, azienda che in Toscana fa pezzi di ricambio per le macchine, ha deciso la riconversione per macchine elettriche. Farà solo batterie. Ciò comporta la riduzione da 1000 a 500 operai.

L’essere una area industriale complessa, non è sfiga, ma opportunità: ci sono tanti soldi da poter sfruttare.  È necessario però un Articolato e preciso Accordo di programma. Patuanelli ha già messo a disposizione 120 milioni per due aree industriali complesse, tra cui Trieste. In questo contesto in quale maniera l’attuale processo di sviluppo del Porto può essere messo a frutto?

INTERLOCUTORE DEL PUBBLICO: nel mondo il 70% dell’acciaio è prodotto con l’altoforno, il 30 % con l’elettrico. Perché la Lega a Taranto vuol mantenere aperto e qui con Fedriga vuole chiudere? Qui la situazione è notevolmente migliorata dal punto di vista ambientale. Quindi se Taranto va avanti deve a maggior ragione andare avanti anche Trieste.

PIGA: Il punto franco è una grande opportunità ma deve essere ancora risolto il piano fiscale. C’è un Problema di chiarimento sulla questione IVA e Dazi. Il chiarimento va fatto con l’agenzia delle dogane, Agenzia delle entrate e il Mise di Roma. Una volta chiarito questo, c’è spazio per lo sviluppo del manifatturiero in queste zone.

On. SERRACCHIANI: siamo tutti alla ricerca di un filo conduttore che tenga insieme tutti questi ragionamenti. Per giungere ad una proposta finale che tenga conto di tutti gli elementi dobbiamo continuare il percorso di analisi e di confronto, anche con le forze sociali della città.

Porto franco Internazionale. Il decreto di Delrio del 2017 ha introdotto il pezzo della procedura amministrativa che mancava da decenni e che finalmente ha sbloccato la partita. Ma non basta ancora.

Necessita un chiarimento con L’Agenzia delle dogane, l’Agenzia del territorio e l’Agenzia delle entrate. Per loro non è chiaro cosa significhi “Porto franco internazionale “. Da ultimo sarebbe finalmente da prendere in considerazione la nuova direttiva europea sull’IVA che non è mai stata applicata e che sarebbe per noi una grande opportunità. Il compito attuale delle istituzioni è proprio quello di definire il quadro, tenendo conto di tutti gli elementi e avanzare la proposta di sintesi. Ultima nota, riguardo a Servola : Io sto dalla parte del lavoro, perché solo se ci sarà il lavoro proseguirà il risanamento ambientale.

Ferriera: Serracchiani “Serve impegno Fedriga e Patuanelli

Ferriera: Serracchiani “Serve impegno Fedriga e Patuanelli

Per i posti di lavoro che si stanno perdendo e per quelli che sono a rischio già nei prossimi mesi ci sono responsabilità precise della politica, regionale e anche nazionale. La volontà di chiudere la Ferriera, al più presto e comunque, è stato uno dei pochi punti chiari del programma della destra e dei 5Stelle, e pur di raggiungerlo hanno messo in un angolo il sacrificio dei lavoratori. L’assenza più grave all’incontro con i lavoratori era quella del commissario del Governo per la Ferriera, cioè Fedriga, che al Circolo Ferriera avrebbe dovuto esserci e portare risposte a chi aveva negli occhi l’angoscia del futuro.

Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, alla luce dell’intenzione, ribadita dalla proprietà della Ferriera di Servola a Trieste, di fermare la produzione di acciaio entro il prossimo 31 dicembre.
Per la parlamentare

siamo ancora in tempo per guidare un processo che eviti la deindustrializzazione di Trieste, che costringa l’imprenditore a sedersi a un tavolo nazionale con istituzioni e lavoratori. Ma deve volerlo Fedriga e deve volerlo il ministro Patuanelli: nessuno dei due può voltare le spalle a un territorio che sta precipitando verso una crisi industriale diffusa. È difficile impegnarsi e mostrare la faccia – aggiunge Serracchiani – quando arriva la tempesta sull’economia ma devono farlo e senza delegare, perché più passa il tempo e meno si può fare: non aspettino che passi la nottata”.

Ferriera: Giovanni Barbo (Pd) , “Grave Dipiazza e giunta assenti  “

Ferriera: Giovanni Barbo (Pd) , “Grave Dipiazza e giunta assenti “

Completamente assente la Giunta comunale: non il Sindaco, non un assessore all’incontro con sindacati e lavoratori della Ferriera. Un fatto riprovevole, una mancanza di rispetto verso lavoratori che sono prima di tutto cittadini.

Lo ha affermato il consigliere comunale  Giovanni Barbo, al termine dell’incontro con sindacati e lavoratori della Ferriera, cui ha partecipato assieme al collega Marco Toncelli.

Erano presenti Serracchiani e Russo, Rosolen e Scoccimarro, ma non il sindaco. Non è nascondendo la testa sotto la sabbia che si risolvono i problemi, soprattutto in un momento in cui i lavoratori avrebbero bisogno di sentire le istituzioni al loro fianco in quella che è una questione estremamente delicata. Un’assenza gravissima  per la quale non ci sono giustificazioni.

Ferriera: Famulari, in Consiglio comunale sgraditi i lavoratori?

Ferriera: Famulari, in Consiglio comunale sgraditi i lavoratori?

Lascia molto perplessi, se non peggio, la decisione di riunire il Consiglio comunale lunedì alle otto e mezzo del mattino per ascoltare le ‘comunicazioni’ dell’assessore Scoccimarro sulla Ferriera: è forte il sospetto che si voglia rendere difficoltosa la presenza dei lavoratori, forse poco graditi quando si deve parlare del loro futuro occupazionale.

Lo afferma la segretaria provinciale del Pd di Trieste Laura Famulari, commentando la decisione, presa dai capigruppo consiliari, di convocare la seduta del Consiglio comunale di Trieste per lunedì 16 settembre alle 8:30 del mattino, anziché di sera come accade usualmente.

Adesso che il centrodestra triestino deve fare da reggicoda alle ambigue operazioni della Regione – indica Famulari – non ci sono scrupoli a usare il Consiglio per somministrarci una lezione di Scoccimarro sulla Ferriera, per di più concedendo solo sette minuti a gruppo per le nostre osservazioni e domande. E meglio senza operai presenti”. “Intanto – aggiunge Famulari – stiamo ancora aspettando che l’assessore Riccardi dedichi un po’ del suo tempo al Consiglio comunale del capoluogo regionale.

Ferriera: Pd Trieste, chiesta audizione urgente dei sindacati

Ferriera: Pd Trieste, chiesta audizione urgente dei sindacati

Noi vicini a lavoratori e famiglie, da centrodestra cinismo

Già ieri nella prima capigruppo utile abbiamo chiesto di audire i sindacati in merito alla crisi che, dopo aver letto le parole di Arvedi, rischia di aprirsi a breve alla Ferriera e anzi appare sempre più certa”.

Lo rende noto la capogruppo Pd nel Consiglio comunale di Trieste Fabiana Martini che, assieme ai colleghi dem Antonella Grim e Giovanni Barbo, prende posizione in merito all’annuncio dell’imprenditore Giovanni Arvedi di disimpegnare il suo gruppo dall’area a caldo della Ferriera di Servola.

Siamo vicini ai lavoratori e alle loro famiglie – dichiara Grim – a quelle quattrocento persone ancora una volta sono gettate in ansia per il futuro. Non si devono raccontare bugie: Trieste non è in grado di assorbire tali esuberi, nemmeno nelle più rosee aspettative di sviluppo tra porto e turismo. E solo per decenza non ricordiamo certe leggerezze sui posti di lavoro in Comune. Nessuna città può vivere solo di terziario – aggiunge – per questo serve una seria politica industriale”.

Per Barbo “sarà una sfida enorme tenere insieme futuro di riqualificazione dell’area, difesa dell’attività non a caldo e tutela dei posti di lavoro. Superficialità e cinismo dimostrati da buona parte del centrodestra in questa partita rischiano di avere conseguenze gravissime per la nostra città. E l’atteggiamento di Dipiazza peggiora il clima mentre dovrebbe preoccuparsi di gestire con equilibrio una situazione estremamente delicata. La Giunta di centrodestra – puntualizza il consigliere dem – non sta facendo nulla per fronteggiare la questione economica e lavorativa, tanto che il primo atto che arriva dal Comune è la nostra richiesta di audizione”.