Immigrazione, il PD critica Roberti: basta propaganda, servono verità e responsabilità

Immigrazione, il PD critica Roberti: basta propaganda, servono verità e responsabilità

Il Partito Democratico di Trieste smonta la narrativa dell’emergenza e chiede maggiore responsabilità sull’immigrazione a Trieste. I dati reali smentiscono la propaganda sui “flussi incontrollati” e indicano la necessità di un’accoglienza ordinata, diffusa e umana, valorizzando il Terzo Settore e pretendendo serietà istituzionale al posto di slogan e paura.

Accoglienza: FdI strilla “sicurezza”, ma lascia Trieste nel degrado

Accoglienza: FdI strilla “sicurezza”, ma lascia Trieste nel degrado

La segretaria del PD, Maria Luisa Paglia, replica agli attacchi di FdI su migranti e sicurezza, denunciando l’assenza di soluzioni concrete. A Trieste restano irrisolti i nodi dell’accoglienza, con strutture come via Gioia e l’ex ostello di Prosecco ferme da mesi. “Meno soluzioni, più degrado, meno sicurezza: a pagarne il prezzo sono i cittadini.”

Accoglienza migranti, il PD risponde a Dipiazza: serve collaborazione tra istituzioni, non parole divisive


Accoglienza migranti, il PD risponde a Dipiazza: serve collaborazione tra istituzioni, non parole divisive


Il Partito Democratico di Trieste interviene sul tema dell’accoglienza, rispondendo alle parole del sindaco Dipiazza. Per il PD serve collaborazione tra istituzioni, non propaganda. Di seguito la dichiarazione ufficiale della segretaria Maria Luisa Paglia.


Il PD: “Nessuno scaricabarile, servono responsabilità condivise”

Di fronte alla situazione umanitaria che si sta aggravando in questi giorni a Trieste, e in particolare nell’area di Largo Santos, non possiamo accettare la logica dello scaricabarile né le dichiarazioni sbrigative del sindaco Dipiazza, che invoca l’allontanamento “a passi lunghi e ben distesi” di persone in evidente stato di bisogno.”

Lo dichiara la segretaria del PD triestino, Maria Luisa Paglia.


Leale collaborazione tra istituzioni

Pur riconoscendo che i Comuni non hanno una competenza diretta in materia di accoglienza dei richiedenti asilo, ricordiamo che esiste un principio costituzionale e amministrativo di leale collaborazione tra enti pubblici. Questo principio impone che le istituzioni lavorino insieme per gestire fenomeni complessi come quello migratorio, e soprattutto per garantire la dignità delle persone, nel rispetto delle leggi e dei diritti fondamentali.

Le immagini di oltre 180 persone, tra cui anche minori, costrette a vivere in strada sotto il sole estivo, sono il simbolo di un sistema sotto pressione. E la risposta non può essere l’abbandono o la criminalizzazione.”


Un sistema sotto pressione, ma in miglioramento

Va sottolineato, con senso di responsabilità, che gli arrivi in Regione sono in leggero calo, come riportato dagli stessi dati della Prefettura, e che la Questura di Trieste sta operando con maggiore efficienza, accelerando le pratiche di identificazione e favorendo i percorsi di regolarizzazione. A questo proposito, desideriamo ringraziare le forze dell’ordine e il personale amministrativo per il loro lavoro puntuale e attento, spesso svolto in condizioni difficili.


Trieste non può voltarsi dall’altra parte

Il Comune di Trieste non può chiamarsi fuori: collabori con le istituzioni centrali, con la Regione e con il Terzo Settore, come è doveroso fare in una città di confine che ha sempre fatto dell’umanità e dell’accoglienza parte della propria identità.
Serve più responsabilità, meno propaganda.”

La pressione sull’accoglienza non si risolve chiudendo gli occhi o cercando il consenso facile con frasi ad effetto: si risolve potenziando le strutture, ascoltando chi lavora sul campo, dalle associazioni ai volontari, affrontando la realtà con senso civico e visione politica.”

Conclude Paglia.


Il PD vigilerà contro la propaganda sulla pelle delle persone

Il Partito Democratico continuerà a denunciare le strumentalizzazioni e a promuovere un’accoglienza dignitosa, fondata sulla collaborazione istituzionale.

 

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Chiusura sottopasso piazza Libertà: Repini (PD) deposita un’interrogazione al Sindaco e all’Assessore competente

Chiusura sottopasso piazza Libertà: Repini (PD) deposita un’interrogazione al Sindaco e all’Assessore competente

La consigliera comunale Valentina Repini (Partito Democratico – Demokratska stranka) ha depositato un’interrogazione rivolta al Sindaco Roberto Dipiazza e all’Assessore Massimo Tognolli in merito alla rinnovata chiusura del sottopasso situato davanti alla stazione ferroviaria di Trieste, in piazza Libertà.

Nel testo dell’interrogazione, si esprimono forti perplessità rispetto a una misura che, già in passato, ha dimostrato tutta la sua inefficacia e inadeguatezza nel fronteggiare la complessità delle situazioni di marginalità che interessano l’area. La chiusura del sottopasso, infatti, colpisce le persone più fragili – senza fissa dimora e richiedenti asilo – senza offrire soluzioni alternative, limitandosi a nascondere il disagio anziché affrontarlo con politiche strutturali e solidali.

La risposta al disagio sociale non può essere la chiusura degli occhi o delle vie di passaggio. È inaccettabile che si continui ad agire senza una visione complessiva, e soprattutto senza garantire condizioni minime di dignità e accoglienza. Servono interventi concreti e risorse dedicate per affrontare la questione con umanità e responsabilità istituzionale.”

Lo dichiara Valentina Repini.

L’interrogazione chiede all’Amministrazione comunale quali siano le motivazioni della chiusura, quali interventi di supporto siano stati attivati in alternativa, e quali risorse economiche siano state impiegate per l’operazione. Inoltre, si sollecita un impegno politico per affrontare il tema in modo strutturale, chiedendo se vi sia l’intenzione di attivarsi presso per lo stanziamento di fondi specifici destinati a contrastare il disagio nella zona della stazione.

Restare umani significa, prima di tutto, non voltarsi dall’altra parte. È nostro dovere porre la questione al centro del dibattito cittadino, chiedendo trasparenza, risposte e, soprattutto, una svolta culturale nella gestione del disagio sociale a Trieste.”

Conclude la consigliera Repini. 

 

 

Cinque anni bastano, per chiamarla Casa

21 Maggio 2025 ore 18:00 20:00

Chi contribuisce alla società ha diritto a farne parte pienamente. È tempo di riconoscere la cittadinanza.

Il Partito Democratico di Trieste promuove un’iniziativa pubblica in vista del referendum di giugno, che propone di ridurre da 10 a 5 anni il periodo minimo di residenza per poter richiedere la cittadinanza italiana.

Introduce e modera
Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale PD Trieste

Saluti
Caterina Conti, segretaria regionale PD FVG

Intervengono
Andi Nganso, medico ospedale di Cattinara, Fondatore Festival DiverCity
Linda Tomasinsig, responsabile migrazioni e cittadinanza PD FVG
Benedicta Djumpah, Associazione Italianə Senza Cittadinanza

testimonianze

+39 040 366 833

Visualizza il sito dell'Organizzatore

Via dei Fabbri, 2/A
Trieste,Italia
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Minori non accompagnati: la destra alimenta la paura e ostacola l’integrazione

Minori non accompagnati: la destra alimenta la paura e ostacola l’integrazione

Il dibattito politico sui minori stranieri non accompagnati (MSNA) in Friuli Venezia Giulia è ormai segnato da paura e disinformazione. L’arrivo di questi giovani viene dipinto come un fenomeno ingestibile, mentre i numeri reali raccontano tutt’altra storia: i minori presenti sono in quantità estremamente modesta, tanto che la struttura Ciliegi non viene neanche più utilizzata.”

È quanto segnala Maria Luisa Paglia, segretaria del PD provinciale.

Eppure il messaggio diffuso dalle istituzioni regionali, in particolare dall’assessore Roberti, contribuisce a rappresentarli come un pericolo per la comunità, senza che vi siano evidenze statistiche su un maggior coinvolgimento di questi ragazzi, rispetto ad altri coetanei italiani o stranieri, nei recenti fatti di cronaca.

Va in ogni caso ricordato che si tratta di adolescenti che, in molti casi, hanno già vissuto traumi, violenze e abusi nei paesi di origine e di transito.

Ridurre i fondi per l’accoglienza dei minori significa peggiorare le condizioni di un sistema che funziona ma è già fragile, aumentando le criticità e scaricando ulteriormente il peso su chi, ogni giorno, supplisce alle carenze istituzionali. Se si continua a tagliare proprio dove sarebbe indispensabile investire, le conseguenze saranno inevitabili.

I tutori volontari, per esempio, già oggi colmano molte lacune, seguendo i minori nel loro percorso educativo e formativo anche dopo il compimento della maggiore età.

Dai tutori volontari a tutti gli altri che operano in piazza Libertà o nei luoghi come Spazio 11, sempre più spesso è il volontariato a farsi carico della prima accoglienza, garantendo un pasto caldo, una coperta, un aiuto concreto a chi ne ha bisogno.

Di fronte a questa realtà, le istituzioni governate da una destra ideologica, decidono di ridurre le risorse per mortificare un sistema di accoglienza che in buona sostanza funziona; lo fanno in maniera strisciante ma scientificamente, perché hanno l’obiettivo imprescindibile di indurre timore diffuso tra gli elettori, rendendo strutturali la paura e i sentimenti di rifiuto verso gli stranieri.

La politica regionale, invece di affrontare con serietà il tema dell’integrazione, ignora il valore che questi giovani possono portare ai nostri territori, segnati da una crisi demografica profonda e dalla crescente difficoltà nel garantire un ricambio generazionale sufficiente per sostenere il sistema produttivo.

Se andiamo a cercare lavoratori all’estero (accordi con Bangladesh e Ghana) vuole dire che servono alle nostre aziende, allora perché non formare e orientare i minori già presenti in Regione?

Per una gestione efficace dell’accoglienza, è necessario rafforzare l’impegno educativo, garantire un controllo sulla qualità delle comunità di accoglienza, sostenere programmi innovativi e potenziare gli interventi per il passaggio alla maggiore età.

Strategie essenziali che la Regione continua a ignorare, preferendo una narrazione basata sulla paura anziché su soluzioni reali».

Conclude Maria Luisa Paglia.