Dimissioni anticipate del direttore del Teatro Rossetti: sia fatta chiarezza

Dimissioni anticipate del direttore del Teatro Rossetti: sia fatta chiarezza

Assistiamo con preoccupazione a quanto in questi giorni sta avvenendo all’interno della principale istituzione teatrale di prosa della Regione.”

Lo afferma Sabrina Morena, coordinatrice del Forum cultura del Pd di Trieste.

La scelta improvvisa del Direttore, Paolo Valerio, avviene mentre vi è un Consiglio di Amministrazione in regime di prorogatio. Che un direttore molto prima della scadenza del contratto abbandoni una istituzione prestigiosa per assumere un altro incarico, e che questo avvenga in un periodo molto positivo per il teatro, con incassi e presenze in forte aumento, temiamo sia sintomo di una situazione fortemente conflittuale tra le figure poste alla guida del teatro stesso che, poiché si parla di una istituzione pubblica, è urgente sia portata alla conoscenza della cittadinanza.

È evidente che il teatro si trovi in una situazione di stallo dirigenziale e che la prima azione da mettere in campo per superarlo passa per il nuovo Consiglio di Amministrazione.

Auspichiamo che i membri del nuovo Consiglio siano scelti con le competenze necessarie e non per meri equilibri di partito”.

Conclude Morena.

Il futuro del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “Il Rossetti” è in gioco e le istituzioni devono garantire il buon funzionamento di un ente di tale importanza per la vita della comunità cittadina e regionale.

Sciopero magistrati, il PD di Trieste esprime solidarietà 

Sciopero magistrati, il PD di Trieste esprime solidarietà 

Solidarietà del PD di Trieste ai magistrati in sciopero oggi, con la presenza di Roberto Zingirian, componente segreteria provinciale PD e Rossana Zagaria, coordinatrice dei circoli PD.

Il Partito Democratico ha voluto essere presente alla lettura degli articoli della Costituzione in occasione dello sciopero dell’Associazione nazionale magistrati perché davanti a un attacco al cuore dello stato democratico il silenzio sarebbe complicità, perché il modo in cui si esercita la giustizia potrebbe cambiare e non in meglio, perché la giustizia si riforma colmando gli organici e investendo in tecnologia, non indebolendo i giudici e proponendo riforme inutili o dannose.

Torre dei Pallini: rimuovere l’antenna per tutelare il monumento

Torre dei Pallini: rimuovere l’antenna per tutelare il monumento

Il Partito Democratico ha presentato in Consiglio Comunale una mozione per la rimozione dell’antenna di telefonia mobile installata sulla sommità della storica Torre dei Pallini, un monumento di valore culturale per la città di Trieste e testimonianza dell’archeologia industriale dell’Ottocento.

La Torre dei Pallini, progettata dall’ingegnere Angelo Toniutti e costruita nel 1839, rappresenta una delle poche strutture di questo tipo ancora esistenti in Europa. Originariamente utilizzata per la produzione di pallini da caccia in piombo, la torre ha attraversato numerosi cambi di proprietà e destinazioni d’uso, sopravvivendo a guerre e calamità naturali, fino a diventare oggi un simbolo del patrimonio storico e industriale della città.

Tuttavia, da alcuni anni, la sommità della torre ospita un’antenna per le telecomunicazioni, un’installazione che deturpa l’estetica del monumento e ne compromette il valore storico e architettonico. Già in passato, cittadini e associazioni hanno espresso la loro contrarietà a questa installazione, evidenziando come essa sia in contrasto con la tutela paesaggistica e con la conservazione dei beni culturali.

Questa mozione nasce dalla volontà di proteggere il nostro patrimonio storico e architettonico. La Torre dei Pallini merita di essere valorizzata, non di essere trattata come un semplice supporto per infrastrutture tecnologiche. È necessario trovare soluzioni alternative per l’installazione delle antenne, senza sacrificare un bene così prezioso per la nostra città.”

Lo ha dichiarato Valentina Repini, prima firmataria della mozione.

La mozione chiede alle autorità competenti di avviare un’analisi delle alternative disponibili per la rilocazione dell’antenna, di verificare eventuali irregolarità nel processo di autorizzazione dell’installazione e di adottare misure concrete per il ripristino dell’integrità visiva e strutturale della torre.

La tutela del patrimonio storico non è solo una questione di estetica, ma anche di identità culturale. Trieste ha il dovere di salvaguardare la propria storia e di valorizzare il patrimonio della città affinché possano essere apprezzato e fruito da cittadini e turisti e soprattutto dalle future generazioni.”

Hanno aggiunto i consiglieri Barbo, Čok e Famulari che hanno sottoscritto la mozione.

L’iniziativa ha già raccolto il sostegno di numerosi cittadini, esperti di beni culturali e associazioni locali impegnate nella salvaguardia del patrimonio storico. Ora la parola passa alle istituzioni, affinché si prenda una decisione nel rispetto della memoria e dell’identità della città.

Minori non accompagnati: la destra alimenta la paura e ostacola l’integrazione

Minori non accompagnati: la destra alimenta la paura e ostacola l’integrazione

Il dibattito politico sui minori stranieri non accompagnati (MSNA) in Friuli Venezia Giulia è ormai segnato da paura e disinformazione. L’arrivo di questi giovani viene dipinto come un fenomeno ingestibile, mentre i numeri reali raccontano tutt’altra storia: i minori presenti sono in quantità estremamente modesta, tanto che la struttura Ciliegi non viene neanche più utilizzata.”

È quanto segnala Maria Luisa Paglia, segretaria del PD provinciale.

Eppure il messaggio diffuso dalle istituzioni regionali, in particolare dall’assessore Roberti, contribuisce a rappresentarli come un pericolo per la comunità, senza che vi siano evidenze statistiche su un maggior coinvolgimento di questi ragazzi, rispetto ad altri coetanei italiani o stranieri, nei recenti fatti di cronaca.

Va in ogni caso ricordato che si tratta di adolescenti che, in molti casi, hanno già vissuto traumi, violenze e abusi nei paesi di origine e di transito.

Ridurre i fondi per l’accoglienza dei minori significa peggiorare le condizioni di un sistema che funziona ma è già fragile, aumentando le criticità e scaricando ulteriormente il peso su chi, ogni giorno, supplisce alle carenze istituzionali. Se si continua a tagliare proprio dove sarebbe indispensabile investire, le conseguenze saranno inevitabili.

I tutori volontari, per esempio, già oggi colmano molte lacune, seguendo i minori nel loro percorso educativo e formativo anche dopo il compimento della maggiore età.

Dai tutori volontari a tutti gli altri che operano in piazza Libertà o nei luoghi come Spazio 11, sempre più spesso è il volontariato a farsi carico della prima accoglienza, garantendo un pasto caldo, una coperta, un aiuto concreto a chi ne ha bisogno.

Di fronte a questa realtà, le istituzioni governate da una destra ideologica, decidono di ridurre le risorse per mortificare un sistema di accoglienza che in buona sostanza funziona; lo fanno in maniera strisciante ma scientificamente, perché hanno l’obiettivo imprescindibile di indurre timore diffuso tra gli elettori, rendendo strutturali la paura e i sentimenti di rifiuto verso gli stranieri.

La politica regionale, invece di affrontare con serietà il tema dell’integrazione, ignora il valore che questi giovani possono portare ai nostri territori, segnati da una crisi demografica profonda e dalla crescente difficoltà nel garantire un ricambio generazionale sufficiente per sostenere il sistema produttivo.

Se andiamo a cercare lavoratori all’estero (accordi con Bangladesh e Ghana) vuole dire che servono alle nostre aziende, allora perché non formare e orientare i minori già presenti in Regione?

Per una gestione efficace dell’accoglienza, è necessario rafforzare l’impegno educativo, garantire un controllo sulla qualità delle comunità di accoglienza, sostenere programmi innovativi e potenziare gli interventi per il passaggio alla maggiore età.

Strategie essenziali che la Regione continua a ignorare, preferendo una narrazione basata sulla paura anziché su soluzioni reali».

Conclude Maria Luisa Paglia.

Separazione delle carriere dei giudici: evento sold out con oltre cento presenze

Separazione delle carriere dei giudici: evento sold out con oltre cento presenze

Ampio interesse ha suscitato l’incontro del 24 febbraio dal titolo Magistratura e riforma: capire la separazione delle carriere, durante il quale il prof. Sergio Bartole, professore emerito di diritto costituzionale all’Università di Trieste, e l’on. Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del PD, hanno illustrato e discusso la riforma sulla separazione delle carriere nella magistratura.

L’evento ha offerto una disamina approfondita della riforma, con il prof. Bartole che ha analizzato gli aspetti giuridici della proposta e l’on. Serracchiani che ha delineato il contesto politico della riforma. Il dibattito si è concentrato in particolare sulle criticità legate alla riforma e alle conseguenze della stessa sui principi fondanti della Costituzione, con particolare riguardo allo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e all’ indebolimento del potere giudiziario.

Vi sono preoccupazioni riguardo all’introduzione del sorteggio come metodo di elezione, ritenuto dal Governo il sistema più semplice ed efficace per superare le logiche delle correnti. Tuttavia, tale meccanismo solleva dubbi significativi poiché eliminerebbe ogni principio meritocratico, portando all’assegnazione delle posizioni di vertice della magistratura non ai magistrati con i curricula più prestigiosi o con i titoli più solidi, ma semplicemente ai sorteggiati più fortunati.”

Lo afferma la deputata dem.

L’incontro ha messo in luce queste e altre questioni fondamentali, suscitando un vivace confronto tra i partecipanti e dimostrando quanto il tema sia di grande rilevanza per l’assetto della giustizia nel nostro Paese.

In conclusione, la segretaria provinciale Maria Luisa Paglia, ha confermato “Il PD di Trieste ha in programma altri incontri per rendere comprensibile ai cittadini ogni aspetto della riforma.”


Registrazione dell’evento

Fotografie dell’evento

Emergenza freddo, mentre la solidarietà si muove, FDI attacca il Vescovo

Emergenza freddo, mentre la solidarietà si muove, FDI attacca il Vescovo

Mentre il mondo intero si raccoglie in preghiera per le condizioni di salute del Papa e mentre il Vescovo di Trieste, ispirandosi alle parole del Santo Padre, si adopera concretamente insieme ad altre realtà del territorio per offrire riparo a chi è costretto a trascorrere le notti al gelo, l’amministrazione comunale continua a voltare le spalle alle persone più fragili.”

È la triste constatazione di Maria Luisa Paglia, segretaria del PD Trieste.

Otto persone hanno rischiato la vita, lasciate senza protezione in mezzo al freddo e al fango, in un inverno che registra temperature sotto lo zero. Di fronte a questa emergenza umanitaria, la reazione del Sindaco di Trieste Dipiazza e dell’Assessore regionale alla sicurezza Roberti è stata quella di lanciare slogan e propaganda, invece di fornire soluzioni. Il primo invocando sgomberi, il secondo attaccando chiunque osi denunciare questa drammatica realtà.

Paradossale e ipocrita è l’atteggiamento di coloro che si ergono a paladini della libertà e della dignità delle donne con il velo, salvo poi ignorarle quando giacciono per strada, senza più essere considerate esseri umani da difendere.

Ipocrisia che raggiunge vette oscene se si considera l’autoproclamata identità cristiana degli esponenti di Fratelli d’Italia che non esitano a contraddirsi attaccando rabbiosamente iniziative che incarnano i valori di accoglienza e di assistenza verso i più deboli, valori al centro del messaggio cristiano.

In questo senso, vengono in mente le parole del Vangelo di Matteo (25,40): «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.». È un monito potente, che dovrebbe far riflettere chi, pur richiamandosi alla fede, ne smentisce nei fatti i principi più profondi come la misericordia.

Di fronte a questa disumanità politica e istituzionale, Trieste sta mostrando un’altra faccia: quella di una cittadinanza che non si arrende all’indifferenza, che si rimbocca le maniche e che dimostra con i fatti che la dignità delle persone non è negoziabile.

Ci aspettiamo dalle istituzioni risposte concrete e immediate, non slogan elettorali sulla pelle dei più deboli.

Sicurezza: servono investimenti sulle forze dell’ordine, non sulla vigilanza privata

Sicurezza: servono investimenti sulle forze dell’ordine, non sulla vigilanza privata

In un momento in cui, dopo anni di fallimentare amministrazione Dipiazza, Trieste è divenuta irriconoscibile e furti, aggressioni e risse sono all’ordine del giorno, bisogna trovare nuove strategie per garantire sicurezza ai triestini.

Erogare finanziamenti per vigilantes privati, come apprendiamo dalla stampa che la Regione Friuli Venezia Giulia intende fare, stanziando un milione di euro per supportare l’ingaggio di addetti ai servizi di controllo nei pubblici esercizi, non è la soluzione al problema.

La gestione della sicurezza pubblica deve essere improntata a criteri di economicità, efficacia ed efficienza. Investire risorse in vigilantes privati, quando già esistono forze dell’ordine qualificate, formate e operative sul territorio, appare una scelta discutibile e non ottimale.

Gli agenti di polizia, carabinieri e vigili urbani sono professionisti selezionati attraverso concorsi pubblici, sottoposti a un rigido iter formativo e costantemente aggiornati per affrontare le esigenze di sicurezza della cittadinanza.

Le telecamere, spesso citate come strumenti di prevenzione, sono invece un supporto alle indagini, ma non possono sostituire la presenza diretta e costante delle forze dell’ordine. Al contrario, il modello della sicurezza di prossimità, come i carabinieri di quartiere, i poliziotti e i vigili di quartiere, ha già dimostrato la sua efficacia nel garantire un controllo capillare e un contatto diretto con la cittadinanza.

I vigilantes privati hanno un iter di selezione, una formazione giuridica e operativa, nonché un addestramento psicoattitudinale paragonabile a quello della Polizia di Stato, dei Carabinieri o della Guardia di Finanza? Possono davvero garantire lo stesso livello di sicurezza per i cittadini?”

Questa la domanda fondamentale che si pone Maria Luisa Paglia, segretaria del PD.

Dopo un confronto tenutosi con il Forum PD Sicurezza e Coesione sociale, il Partito Democratico di Trieste chiede che le risorse pubbliche vengano impiegate per rafforzare il lavoro delle forze dell’ordine, potenziandone gli organici e migliorandone le condizioni operative, piuttosto che per soluzioni che non garantiscono la stessa qualità e affidabilità nella gestione della sicurezza pubblica.

Hacker contro il Porto di Trieste: non ci faremo intimidire

Hacker contro il Porto di Trieste: non ci faremo intimidire

“L’attacco informatico subito dal Porto di Trieste da parte del gruppo hacker filorusso NoName è un atto ostile che condanniamo con fermezza. Questi tentativi di destabilizzazione non ci intimidiscono, ma al contrario rafforzano la nostra determinazione nel difendere i valori di democrazia, libertà e sicurezza.”

Lo dichiara la segretaria del PD cittadino, Maria Luisa Paglia.

Piena solidarietà al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, bersaglio di attacchi verbali e strumentalizzazioni inaccettabili. L’Italia e l’Europa non si faranno piegare da chi tenta di minare la nostra stabilità con minacce e ritorsioni.

Ringraziamo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale per l’immediata attivazione delle misure di contenimento e supporto, confermando che, come riportato dall’Autorità Portuale di Trieste, non vi sono stati impatti significativi sui servizi erogati.

“La nostra risposta a questi attacchi sarà unità, fermezza e collaborazione internazionale, affinché ogni tentativo di sabotare il nostro Paese e le nostre istituzioni si riveli vano. L’Italia non si piega e neanche Trieste.”

Ex Fiera: Giunta inaffidabile, cosa succederà con Porto Vecchio?

Ex Fiera: Giunta inaffidabile, cosa succederà con Porto Vecchio?

Il recente passaggio di proprietà dell’ex Fiera di Trieste dalla Mid Holding, gruppo immobiliare austriaco che aveva acquistato l’area nel 2017, alla Cooperativa Commercianti indipendenti associati di Conad, solleva nuove preoccupazioni sulla credibilità e l’affidabilità della giunta comunale di Trieste.

Operazione opaca

Il gruppo austriaco dell’imprenditore Walter Mosser, dopo aver ottenuto dal centrodestra una variante che aumentava la superficie commerciale e dunque il valore dell’area; e dopo aver rassicurato, non più tardi di qualche settimana fa, sulla prosecuzione dei lavori, si è fatto da parte con un rogito che risalirebbe a ben sei mesi fa.

Ci domandiamo che fine faranno le opere di urbanizzazione (giardini, percorsi pedonali, aree gioco) che avevano “giustificato” quella variante? Ci domandiamo anche se la Giunta sia stata informata dell’intenzione di vendere e se sì, perché non ha reso pubblica questa cruciale informazione.”

Lo dichiara Giovanni Barbo, capogruppo del Partito Democratico in Comune.

Implicazioni per Porto Vecchio

La preoccupazione per il futuro di progetti ancor più ambiziosi come quello del Porto Vecchio è molto forte. Con la giunta che mostra segni di incapacità nella gestione di progetti minori, la domanda sorge spontanea: possiamo fidarci che saranno in grado di governare adeguatamente progetti di maggior portata?  

“Dopo la vergognosa gestione dei lavori nella galleria di Montebello, un’altra mazzata per la zona, altro che attenzione alle periferie ma qualcuno davvero ancora si fida di questa Giunta? Qualcuno pensa che sarà in grado di gestire un’operazione ben più grande come il project financing del Porto Vecchio?

 

Sviluppo urbano in bilico

Questa situazione dovrebbe fungere da campanello d’allarme per i cittadini di Trieste, che meritano trasparenza e affidabilità nelle promesse di sviluppo urbano. Il Porto Vecchio, una zona cruciale per il rilancio economico e occupazionale della città, necessita di una gestione lungimirante che non si pieghi a interessi speculativi estemporanei.

Cosa faranno Dipiazza e i suoi se un domani la Costim o chi vincerà la gara d’appalto, una volta acquisiti i 19 magazzini, chiederà una variante per cambiarne la destinazione? È già successo, potrebbe succedere di nuovo e in scala ben più ampia (sessanta ettari contro i circa due della Fiera) ipotecando quella che dovrebbe essere l’area di rilancio economico e occupazionale per Trieste.

In un’epoca in cui la fiducia nei confronti delle amministrazioni locali è sempre più vacillante, Trieste si trova a un bivio: accettare passivamente le incertezze o richiedere con forza un cambiamento nell’approccio alla gestione dei beni comuni. Le decisioni di oggi plasmeranno il Trieste di domani: è il momento di essere vigili e attivi.

Sicurezza: la destra non vuole il vigile di quartiere 

Sicurezza: la destra non vuole il vigile di quartiere 

“La destra non vuole il vigile di quartiere altrimenti avrebbero già attuato quanto si erano impegnati a fare approvando la mozione a mio nome, votata all’unanimità più di un anno fa.  Ora vediamo con soddisfazione che Forza Italia chiede di nuovo il vigile di quartiere e speriamo che sia ascoltata, anche se ne dubitiamo visto che finora la giunta Dipiazza non ha fatto nulla. Molto più comodo prendersela con la sinistra e chiedere l’esercito in strada che fare vera prevenzione nelle strade”.

Lo dichiara il consigliere comunale Luca Salvati (Pd) dopo che Forza Italia ha presentato un’interrogazione nella V Circoscrizione di Trieste per richiedere la figura del poliziotto di quartiere.

Micro-criminalità, piccolo spaccio, aumento furti nei negozi ma il Comune se ne sta a guardare. Ci sono misure concrete da mettere in campo a presidio del territorio tramite un protocollo d’intesa con la Prefettura coinvolgendo le circoscrizioni, le associazioni e gli altri soggetti interessati. Anche a questo era stato dato parere favorevole dalle destre e anche di questo si sono dimenticati.