Un bilancio privo di visione e d’innovazione.

Un bilancio privo di visione e d’innovazione.

Crediamo che la politica serva a risolvere problemi difficili, a guardare lontano, a cercare soluzioni durature: per questo motivo abbiamo espresso un voto convintamente contrario al Bilancio consuntivo 2021-2023 del Comune di Trieste, perché è un documento di ordinaria amministrazione, privo di visione e di innovazione, che si limita a gestire il contingente e a tenere in ordine i conti. Quelli sono a posto e nessuno lo ha mai messo in dubbio, ma in questo momento drammatico, di cui in futuro pagheremo conseguenze ben più gravi di quelle che abbiamo visto finora, non basta: serviva un supplemento di immaginazione per trasformare la pandemia in una risorsa, in un’occasione. Invece la pandemia è la grande assente dall’idea di Trieste proposta dall’attuale maggioranza, che ritiene che a breve tutto tornerà come prima e — parole loro — si potrà «far ripartire la città là dove l’abbiamo lasciata», si potrà tornare al 2019. Tutti noi sappiamo che non è vero: niente o quasi tornerà come prima e compito di chi governa è prenderne atto, valutare la realtà e poi adottare decisioni informate. “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare” diceva Einaudi. E se auspicabile sarebbe farlo sempre, in queste circostanze coinvolgere i gruppi di opposizione sarebbe stato doveroso: al contrario ogni nostra proposta è stata cassata e mortificata, come del resto è avvenuto durante tutto il mandato, nel corso del quale solo due emendamenti proposti da noi sono stati accolti, quelli che prevedevano di stanziare le quote riservate alle attività dei gruppi a buoni spesa per le famiglie in difficoltà per un totale di 26 mila euro (13 mila l’anno scorso, quando come atto di responsabilità all’inizio dell’emergenza sanitaria ci siamo astenuti, e 13 mila quest’anno). Un metodo, quello della partecipazione, completamente disatteso anche su altri fronti, in primis il futuro del Porto Vecchio, dove nessun confronto è stato aperto con i consiglieri di minoranza e con la Città, ma anche in sede di bilancio, dove un emendamento — l’ultimo, peraltro presentato fuori termine — ha sottratto alla conoscenza e al confronto di tutti i componenti del massimo organo decisionale triestino una variazione da oltre 12 milioni.

Negli stanziamenti per i prossimi anni, pertanto, non troverete nulla che ci dica come far fronte a uno scenario che il Covid ha completamente mutato: nessuna progettazione per dare impulso alla svolta green che ci viene richiesta e ormai non è più una prerogativa della sinistra ambientalista e pacifista; per convivere con lo smart working, che di certo non sparirà, e le sue conseguenze; per tamponare l’emorragia di posti di lavoro, che ha colpito prevalentemente le donne; per convincere i giovani a non andarsene; per rendere attrattivo trasferirsi da queste parti. Anche sulle opere pubbliche, fiore all’occhiello di questa Giunta “del fare”, non ci sono certezze sulle date di inizio lavori e due temi molto sentiti come la piscina terapeutica e il Tram restano senza risposta.

 

Ma andiamo un po’ più nel dettaglio:

 

Servizi socio sanitari ed educativi:

Sarebbe stato opportuno comprendere di dover rimettere mano ai servizi di prossimità e quindi costruire l’accessibilità a servizi e prestazioni da parte delle persone in modo fluido, perché i modelli precedenti ritenuti normali sono ormai superati; servono modalità sperimentali.

 

Piscina terapeutica:

Siamo in ritardo, mentre gli utenti attendono risposte certe e in tempi brevi. Altri Comuni si sono attivati con la Regione e hanno ottenuto importanti stanziamenti: basti pensare al Comune di Monfalcone, che ha portato a casa 9 milioni di finanziamento regionale per la piscina termale.

 

Opere pubbliche:

La proposta di delibera è improntata ad uno stanco continuismo con alcune ridondanze di progetti che non si sono attuati in questi 5 anni e va ribadito che tanti temi che sono stati usati per raccogliere qualche voto in più non hanno visto nessuna forma di realizzazione: il Tram, la galleria di piazza Foraggi (già promessa con l’inizio lavori tra il 2010 e 2011, poi purtroppo il patto di stabilità ha bloccato qualsiasi investimento di tali proporzioni, ma dal 2016 qualcosa si poteva fare), il Campus in via Rossetti, la sala Tripcovich, il mercato ittico, paradossale poi la questione dell’ortofrutticolo prima con un impegno importante relativo l’acquisto dell’ex Duke e successivamente con il cambio di programma in corso d’opera. Ci sono tanti altri esempi: il palazzo Carciotti, il villaggio sportivo Samer, la caserma di Roiano…

 

Punti programmatici:

Vengono ripetuti di anno in anno e non rappresentano nulla se non inapplicati ottimi auspici.

Tema del confronto pubblico, definito il nuovo patto di partecipazione di Cittadinanza attiva al governo della città. In 5 anni di quest’Amministrazione non è mai stato elaborato un bilancio partecipativo assieme ai cittadini per la coprogettazione delle politiche pubbliche e il 10% delle risorse destinate ai progetti dei vari assessorati non sono mai state decise attraverso processi di partecipazione con i cittadini.

Rafforzamento delle circoscrizioni: le circoscrizioni in questi cinque anni sono state poco coinvolte nei processi decisionali e il fatto emerge anche dai pareri resi alla delibera, dove le circoscrizioni lamentato i tempi ridotti per la consultazione e per l’approfondimento del documento. L’inadeguato ascolto delle circoscrizioni si porta dietro il tema delle periferie, che stanno più di altre zone subendo la forza di questa crisi, dove l’erogazione dei servizi essenziali della città stanno di fatto smontando le proprie rappresentanze, le proprie filiali, le proprie attività. Quest’Amministrazione non è stata capace di prendere posizione su questi temi e non ha permesso neanche la discussione di proposte portate in consiglio comunale volte ad evidenziarli.

Il punto relativo all’urbanistica, dove si dice che in ambito urbanistico sarà importante avviare un confronto con i cittadini, più trasparente e meno demagogico: in relazione a questo tema ci siamo espressi in modo chiaro durante uno degli ultimi Consigli comunali, quando abbiamo trattato la delibera su Porto Vecchio e abbiamo sottolineato l’assoluta mancanza di partecipazione e la necessità di aprire all’ascolto.

Fa riflettere sempre al punto 9 il tema della valorizzazione di molti degli spazi ancora oggi degradati nelle zone periferiche con l’apertura di un dibattito sul recupero e utilizzo di aree ed edifici dismessi: anche su questo tema ci sono state diverse proposte da parte di consigliere e consiglieri che non hanno trovato la dovuta attenzione.

Il punto 11 relativo al turismo, dove troviamo un suggestivo progetto: al terzo capoverso, infatti, si parla del prolungamento del tram fino a Campo Marzio; fa sorridere, visto che quello di Opicina non arriva neanche al capolinea.

Inoltre la strategia di valorizzazione del patrimonio comunale: su questo sarebbe stato interessante ragionare anche per progettare un utile riconversione a servizio dei cittadini, invece è un elenco di immobili messi in vendita e questo difficilmente si interpreta come una strategia.

Il tema delle politiche del lavoro. Negli ultimi anni sono state chiuse tante realtà produttive in questa città nel silenzio assordante dell’amministrazione Dipiazza, che sta illudendo la città affermando che porto, turismo, logistica bastano a sostenere la crescita di Trieste. La crisi occupazionale è oggi più che mai attuale, i lavoratori della Ferriera stanno attendendo risposte certe per il loro ricollocamento, inoltre ci sono molte partite Iva che chiudono, gli esercizi commerciali che arrancano, è totalmente assente la scommessa su un futuro imprenditoriale attraverso la riconversione industriale leggera e green, non si scommette sui giovani che vanno via dalla città perché non trovano lavoro qualificato.