Nella manifestazione unitaria di oggi, 6 settembre, sul Molo Audace a Trieste, la segretaria del PD cittadino, Maria Luisa Paglia, ha portato il sostegno del partito provinciale e regionale alla Global Sumud Flotilla. Un intervento sul valore della nonviolenza, sulla tutela delle delegazioni civili e sulla responsabilità della società civile quando i governi tacciono. Nel passaggio finale, l’appello ai sindacati della scuola a valutare uno sciopero di solidarietà.
Il testo dell’intervento
Nei giorni scorsi la segretaria nazionale, Elly Schlein, ha scritto alla premier Giorgia Meloni ricordando che la Global Sumud Flotilla è una missione umanitaria, nata dal basso, non violenta e pacifica, che opera nel pieno rispetto del diritto internazionale. Ha sottolineato che tra le 44 delegazioni da tutto il mondo vi sono molti cittadini italiani, e anche rappresentanti delle istituzioni: il deputato Arturo Scotto e l’eurodeputata Annalisa Corrado, insieme ad altri parlamentari di forze politiche diverse. E ha chiesto protezione contro un governo, quello israeliano di destra, che ha già dichiarato che li tratterà alla stregua di terroristi e con il carcere duro. La risposta della premier è stata fredda e burocratica: meglio utilizzare i canali umanitari già attivi. Certo, ha garantito tutela e sicurezza ai nostri connazionali, ma senza mai entrare nel merito del messaggio più profondo che la Flotilla porta con sé.
E allora siamo noi siamo qua per dirlo.
Il senso della Global Sumud Flotilla non è soltanto quello di portare aiuti a Gaza. È quello di dimostrare che i cittadini e le cittadine si stanno assumendo una responsabilità che i governi hanno abbandonato. Il senso è che il coraggio della società civile sta colmando il vuoto lasciato da istituzioni incapaci di rispondere.
Questa missione denuncia, con la sola forza della nonviolenza, il silenzio complice di molti Paesi europei. Una colpa che pesa come una pietra, perché il silenzio, davanti a un massacro, diventa corresponsabilità. La Flotilla denuncia anche il fallimento etico della diplomazia europea, troppo spesso più attenta agli equilibri geopolitici che al sangue dei civili innocenti.Chi salpa oggi nel Mediterraneo non compie solo un atto di solidarietà: compie un gesto politico, morale, universale. Dice al mondo che la pace non è un’illusione, che il diritto internazionale non può essere calpestato, che la dignità umana non è negoziabile.
E noi, qui a Trieste, città di confine e di porto, non possiamo che essere al loro fianco. Perché la pace e la giustizia non hanno bandiere di parte: hanno il volto delle donne e degli uomini che non si arrendono all’ingiustizia. Hanno il volto dei civili massacrati, il volto dei giornalisti assassinati, il volto dei bambini uccisi o fatti morire di fame.
Ecco perché siamo qui. Questo è il senso della nostra presenza. Perché Gaza non resti sola. Perché anche qua a Trieste la voce dei cittadini sia più forte del silenzio dei governi.
Concludo rivolgendo un appello ai sindacati della scuola affinché valutino l’indizione di uno sciopero in solidarietà con la Global Sumud Flotilla. Non possiamo insegnare ogni giorno ai nostri studenti i principi del diritto universale dei bambini e degli adolescenti e, al contempo, rimanere indifferenti di fronte alla tragedia che a Gaza colpisce proprio i più piccoli. La scuola ha il dovere morale di testimoniare e difendere quei valori, senza voltarsi dall’altra parte. Grazie!»




