Sociale: destinare risorse a fasce più deboli

In una situazione sociale drammatica con un costo della vita che galoppa l’agenda politica deve occuparsi delle famiglie in stato di bisogno, a livello regionale e comunale. Dopo Muggia, anche nel Comune di Trieste saranno presentati emendamenti al Bilancio per destinare risorse alle fasce più deboli della cittadinanza. Dovere morale è occuparsi di chi è in difficoltà, e invece vediamo risorse pubbliche spese per addobbare a festa la città come se nulla stesse accadendo. Nei comuni amministrati dal centrosinistra si stanno mettendo in campo risorse per le famiglie, ma serve un atto di responsabilità da parte di tutti”. E’ la sintesi di Francesco Bussani, della segreteria provinciale del Pd di Trieste, su quanto emerso oggi dalla conferenza stampa cui hanno partecipato anche la vicepresidente del Consiglio comunale Laura Famulari, il capogruppo consiliare Pd Giovanni Barbo e il consigliere regionale Roberto Cosolini.

Proprio Cosolini ha dato conto dei “due emendamenti del Pd all’assestamento che proponevano di destinare ai Comuni contributi straordinari per buoni spesa e medicinali e di erogare un contributo straordinario ai nuclei familiari in possesso di carta famiglia per i costi dell’energia, per un totale di 10 milioni. Dopo un rimpallo di competenze tra gli assessori Rosolen e Riccardi – ha detto Cosolini – gli emendamenti sono stati bocciati dalla maggioranza”.

La vicepresidente Famulari ha sottolineato che “nel confronto tra sette anni fa e oggi, le risorse messe a disposizione direttamente provenienti dal bilancio comunale di Trieste non sono aumentate pur a fronte di una situazione di povertà e difficoltà dilagante” e ha messo in guardia rispetto alla “necessità che il Comune si occupi per tempo dei problemi che già ora sappiamo si presenteranno quando verrà meno il reddito di cittadinanza”.

Il capogruppo Barbo ha annunciato “un intervento specifico sui buoni spesa e assistenza economica nel prossimo Bilancio”, spiegando che “abbiamo a che fare con una situazione occupazionale gravissima, sono sempre più le famiglie in stato di necessità, anche per le crisi del comparto industriale. Tutti devono fare la propria parte – ha concluso – senza trincerarsi dietro questioni di competenza o appartenenza politica”.

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