Dipiazza guarda al passato e si autocelebra, Trieste chiede futuro: l’opposizione presenta un’alternativa concreta

In una città che affronta sfide presenti e future, Trieste chiede futuro e pretende serietà nelle risposte politiche. Nel momento in cui l’amministrazione uscente insiste sulla propria autocelebrazione, cresce la richiesta di un’alternativa concreta capace di mettere al centro comunità, diritti, sicurezza reale e sviluppo sostenibile.

L’intervista di fine anno del sindaco uscente Roberto Dipiazza è stata un esercizio di autocelebrazione che guarda più allo specchietto retrovisore che al futuro della città.

Tra evocazioni di opere lontane, paragoni rassicuranti e l’ennesimo attacco alle opposizioni, ciò che manca è esattamente ciò di cui Trieste avrebbe bisogno: una visione concreta, inclusiva e credibile.

Lo afferma la Segretaria provinciale del PD, Maria Luisa Paglia.

La città vive difficoltà reali che non possono essere nascoste dietro i toni trionfalistici. Sul fronte della sicurezza, dopo anni di proclami, milioni spesi in telecamere e ordinanze, restano danneggiamenti, rapine, risse. La verità è che la sicurezza non si costruisce con gli slogan ma lavorando insieme a chi la garantisce davvero ogni giorno, ascoltando i sindacati delle forze dell’ordine e affrontando le criticità con serietà. Inoltre, la sicurezza urbana non è solo repressione, ma anche prevenzione sociale, cura dei quartieri, presenza istituzionale costante e politiche pubbliche capaci di migliorare davvero la qualità della vita.

 

Accoglienza, dignità e capacità amministrativa

Sul tema dell’accoglienza, Trieste continua a dare al Paese un’immagine che non merita: persone lasciate per strada, gestione emergenziale trasformata in normalità, propaganda al posto delle soluzioni. Regolare l’accoglienza non significa “aprire tutto” né voltarsi dall’altra parte. Significa organizzazione, programmazione, capacità amministrativa. Tutto ciò che questa giunta ha scelto di non fare. Trieste chiede futuro anche su questo fronte, perché un’amministrazione seria costruisce politiche pragmatiche, umane ed efficaci, non campagne di consenso.

 

Porto Vecchio: il grande progetto sospeso

Poi c’è Porto Vecchio, il grande capitolo sospeso. Anni di annunci roboanti, ma nessuna visione chiara e condivisa. Un’area strategica per il futuro di Trieste che continua a vivere di promesse mentre i quartieri attendono risposte, servizi e politiche urbane vere. Non bastano le frasi fatte per compensare un vuoto di progettualità che oggi pesa su tutta la città. Inoltre, il tema di Porto Vecchio rappresenta in modo simbolico la differenza tra propaganda e governo: serve pianificazione seria, coinvolgimento della città, capacità di attrarre investimenti e una visione complessiva che tenga insieme sviluppo economico, cultura, mobilità e tutela del patrimonio.

 

La cabinovia come simbolo di una politica lontana dai cittadini

Infine la cabinovia: simbolo di un approccio sbagliato. Un progetto imposto dall’alto, diventato terreno di fratture politiche nella maggioranza, oggi senza certezze economiche e amministrative. Difenderlo arrivando perfino a usare frasi sessiste contro una consigliera comunale non è solo un errore politico, è il segnale di un’amministrazione logorata, distante, incapace di ascoltare e di rispettare. Pertanto, anche su questo tema Trieste chiede futuro, serietà e rispetto, non slogan e personalismi.

 

Un’alternativa politica già pronta

In questo quadro, l’alternativa esiste già ed è concreta: è politica, è seria ed è frutto di un lavoro costruito nel tempo, in cinque anni di impegno comune. È l’accordo di coalizione che le forze dell’attuale opposizione hanno messo in campo e che rappresenta una scelta chiara per Trieste: una città che ascolta, che investe su ciò che serve davvero, che ricostruisce coesione sociale e rimette al centro servizi, diritti, lavoro e qualità della vita.

Una città che progetta con efficacia senza perdere di vista le «piccole cose»: le strade dissestate, il decoro urbano, i servizi educativi e i servizi sociali. Futuro in Comune è il risultato di un percorso condiviso, costruito con responsabilità e determinazione, perché la città merita un futuro migliore del racconto autocelebrativo e poco lucido che ne fa un sindaco ogni giorno più stanco e stravagante.

Abbiamo messo in campo un soggetto politico unitario per genesi. Una condizione ben diversa dalla spaccatura profonda, strutturale e paralizzante che caratterizza la destra locale.

Trieste merita un futuro diverso, la città chiede amministratori capaci di guardare avanti, non più leader vanagloriosi e per nulla consapevoli dei problemi strategici del territorio e della comunità.