Le nuove telecamere previste nella parte alta di viale XX Settembre possono essere uno strumento utile per le forze dell’ordine. Ma la sicurezza a Trieste non può essere affidata soltanto alla videosorveglianza: servono presenza sul territorio, prevenzione, servizi e una strategia capace di intervenire prima che i reati avvengano.
Il Comune ha previsto quattro nuove telecamere nella parte alta di viale XX Settembre. Potranno essere utili alle forze dell’ordine per ricostruire gli episodi e individuare i responsabili. Tuttavia, considerando gli oltre 230 punti di osservazione già presenti a Trieste, il susseguirsi di aggressioni, rapine e risse dimostra che continuare ad aggiungere occhi elettronici non è sufficiente.
Se le telecamere fossero sufficienti a prevenire i reati, con 179 apparecchi, 28 lettori di targhe e più di 230 punti di osservazione, Trieste dovrebbe ormai essere una delle città più sicure d’Italia. Invece rischiamo di diventare una città in cui tutto viene ripreso molto bene, ma troppo spesso soltanto dopo che il fatto è accaduto».
Lo afferma Maria Luisa Paglia, segretaria del PD di Trieste.
La videosorveglianza da sola non previene i reati
Le ricerche internazionali mostrano che la videosorveglianza può contribuire a una riduzione complessivamente modesta dei reati e risulta più efficace in contesti circoscritti, come i parcheggi.
Nei centri urbani il suo effetto preventivo è invece molto più limitato, soprattutto per quanto riguarda aggressioni e reati violenti.
Il PD non contesta quindi in sé l’investimento di 20 mila euro per le nuove apparecchiature. A essere messa in discussione è l’idea che la sicurezza possa essere affrontata prevalentemente acquistando altra tecnologia.
Una telecamera può filmare un’aggressione, non può intervenire per fermarla. Accanto alla tecnologia servono pattugliamenti a piedi nelle zone e negli orari più delicati, organici adeguati delle forze dell’ordine, illuminazione e cura degli spazi pubblici, collaborazione stabile con residenti e commercianti ed educatori di strada capaci di intercettare disagio, dipendenze ed emarginazione».
Più presenza delle forze dell’ordine in città
A questo si aggiunge il problema delle forze di polizia formalmente destinate al territorio triestino ma impiegate ai confini a causa della sospensione di Schengen.
È un paradosso evidente: mentre residenti e commercianti chiedono una maggiore presenza nelle strade e nei quartieri, una parte delle risorse disponibili continua a essere assorbita dai controlli di frontiera.
Su questo punto anche il sindaco Roberto Dipiazza ha recentemente riconosciuto la necessità di riportare maggiori risorse delle forze dell’ordine sul territorio cittadino.
Per il PD, la sicurezza deve quindi essere affrontata con una politica più ampia, che combini tecnologia, presidio del territorio e prevenzione sociale.
La sicurezza non si garantisce inaugurando periodicamente qualche telecamera davanti ai fotografi. Si costruisce con persone, prevenzione, servizi e una strategia seria. Gli occhi elettronici possono aiutare, ma per governare una città servono anche idee e, soprattutto, presenza sul territorio».
Conclude Paglia.




