La scelta di esternalizzare i servizi educativi comunali nei nidi di Roiano e San Giovanni non è un dettaglio amministrativo, ma un passaggio politico rilevante. Il Partito Democratico ribadisce che i servizi educativi devono restare pubblici, perché sono un investimento per le famiglie e per il futuro della città.
La IV Circoscrizione ha espresso parere contrario alla proposta di affidare in appalto a soggetti privati il servizio educativo dei nidi di Roiano, via delle Docce e via delle Cave (San Giovanni). Nel voto finale si sono registrati contrari i gruppi di centrosinistra, due astensioni tra i consiglieri di centrodestra e restanti voti contrari: l’organo ha pertanto respinto la proposta.
Il voto contrario espresso dalla IV Circoscrizione non è un fatto tecnico, ma un segnale politico molto chiaro: l’esternalizzazione del servizio educativo nei nidi di Roiano e San Giovanni è una scelta sbagliata, non necessaria e potenzialmente dannosa”
Lo dichiara Luca Bressan, capogruppo del Partito Democratico in IV Circoscrizione.
La gestione diretta dei nidi è un’eccellenza: perché smantellarla?
Il Comune ha sempre gestito direttamente i servizi educativi, con risultati riconosciuti come un’eccellenza anche a livello nazionale. Lo ha confermato lo stesso Assessore all’Educazione davanti ai consiglieri il 19 gennaio.
Non si capisce quindi perché si decida di rinunciare a questo modello pubblico per affidarsi a un appalto. Infatti, l’appalto prevede per gli educatori tutele e retribuzioni inferiori rispetto al personale comunale. E questo non è un “dettaglio contrattuale”: è il cuore del problema.
Quando un’amministrazione decide di sostituire personale stabile con lavoratori più precari e meno tutelati, sta facendo una scelta politica. Pertanto, è inevitabile che questo incida sulla qualità del servizio e sulla sicurezza delle famiglie.
Appalto significa precarietà: e la continuità educativa paga il prezzo
Condizioni peggiori per i lavoratori significa anche minore stabilità. È fisiologico, infatti, che chi ha un contratto meno tutelato cerchi impieghi migliori. Di conseguenza, il turnover aumenta e diventa più difficile garantire la continuità educativa.
E nei servizi per la prima infanzia la continuità educativa non è un optional, ma un requisito essenziale: i bambini piccoli costruiscono relazioni, sicurezza e apprendimento proprio attraverso la stabilità delle figure educative. Per questo motivo, introdurre meccanismi che aumentano la rotazione del personale significa colpire direttamente la qualità del servizio educativo.
I numeri del bilancio smentiscono la “necessità”: è una scelta politica
Con un bilancio di 876 milioni di euro e 128 destinati al personale, non si può sostenere seriamente che la gestione diretta non sia sostenibile.
Inoltre, è stata abbandonata la concessione, inizialmente presentata come indispensabile per motivi economici, per passare a un appalto più costoso. Questo dimostra che la scelta non è tecnica, ma politica: non è un problema di risorse, è un problema di indirizzo.
Se davvero l’obiettivo fosse il miglior uso del denaro pubblico, si rafforzerebbe la gestione diretta. Invece, si sceglie di aprire la strada a un modello che riduce tutele e spinge verso la privatizzazione.
Roiano poteva aprire subito: perché si è scelta la strada peggiore?
L’asilo di Roiano poteva essere aperto subito con personale a tempo determinato già in graduatoria. Parliamo di personale che in molti casi ha lasciato proprio il settore privato perché troppo precario.
La decisione dell’Amministrazione appare quindi il primo passo verso una privatizzazione strisciante dei servizi educativi comunali: un patrimonio che va difeso, non smantellato.
Un Comune che rinuncia ai propri servizi educativi pubblici rinuncia anche a un modello di coesione sociale. Perché i nidi comunali non sono solo “un servizio”: sono il primo presidio educativo, sociale ed economico per le famiglie.
I servizi educativi non sono un costo da tagliare, ma un investimento nel futuro della città”
Conclude Bressan.




