Dal lavoro al PNRR, dalla legge elettorale alla minoranza slovena, il confronto democratico resta il terreno su cui si misura la qualità delle istituzioni. A Opicina, la senatrice Tatjana Rojc ha denunciato il metodo della destra: decisioni imposte, promesse senza strumenti e diritti trattati come concessioni.
Quanto lavoro sui banchi del Senato per contenere lo scempio normativo di provvedimenti imposti dal governo a colpi di maggioranza, senza accettare alcun confronto di merito. Ne ha parlato la senatrice Tatjana Rojc all’assemblea aperta dei Circoli PD Altipiano Est e Altipiano Ovest, venerdì 3 luglio, a Opicina.
Il confronto democratico svuotato in Parlamento
La senatrice Rojc ha raccontato come la maggioranza vanifichi il confronto democratico con le proposte dell’opposizione, disertando i lavori in aula e imponendo le proprie posizioni con la sola forza del numero. Inoltre, questo metodo finisce per indebolire la funzione stessa del Parlamento, che dovrebbe essere il luogo del merito, della mediazione e della responsabilità davanti al Paese.
Nei giorni scorsi è stato questo il caso del Decreto Lavoro, dove il trucco verbale del “salario giusto” agganciato a qualche contratto nazionale di lavoro nasconde il rifiuto del salario minimo e la conferma di retribuzioni anche da tre euro all’ora, il che significa sfruttamento. Infatti, per il Partito Democratico la soglia dei 9 euro lordi all’ora resta una misura di civiltà per proteggere chi lavora da contratti poveri e retribuzioni indegne.
Salario minimo e Decreto Caccia: diritti sacrificati alla propaganda
Il confronto democratico è stato svuotato anche sul Decreto Caccia, che con il pretesto dell’ammodernamento della normativa rimuoverebbe ogni limite e criterio nell’esercizio venatorio, a partire dalla soppressione del calendario venatorio e della tutela della proprietà privata, facendo della caccia una fonte di guadagno. Tuttavia, dietro la retorica della semplificazione si intravede un’idea precisa: trasformare interessi particolari in norma generale, senza ascoltare territori, associazioni, cittadini e competenze tecniche.
Questo metodo diventa ancora più pericoloso quando viene applicato alle grandi questioni istituzionali come la legge elettorale. Con il premio di maggioranza proposto, infatti, il governo tenta di creare le condizioni per la presa del controllo della Presidenza della Repubblica, del Consiglio Superiore della Magistratura e di altre autorità di garanzia. Pertanto, il rischio è un Parlamento abilitato a cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, mentre il confronto democratico viene ridotto a fastidioso inciampo procedurale.
PNRR, asili nido e aree interne: le occasioni perdute
Mentre è attesa per la prossima settimana la relazione del ministro Foti sull’attuazione del PNRR, a fronte di alcuni risultati quantitativi risaltano le occasioni perdute sul piano dei cambiamenti strutturali che erano attesi dai finanziamenti europei. Questo riguarda gli asili nido, le case di comunità del sistema sanitario, gli interventi per le aree interne e i piccoli comuni, lasciati senza strumenti nuovi anche in una regione come il Friuli-Venezia Giulia.
Per questo motivo, la distanza tra annunci e risultati diventa sempre più evidente. Il Piano Casa, lanciato senza finanziamenti di supporto, è un esempio di una politica che preferisce il titolo alla soluzione. Inoltre, senza investimenti certi e senza una visione pubblica, il PNRR rischia di perdere la sua forza più importante: ridurre divari, rafforzare i servizi e accompagnare i territori più fragili.
Schengen, Europa e confine orientale
Dopo aver ricordato l’importanza della prospettiva di allargamento dell’Unione Europea per la nostra regione, la senatrice Rojc ha denunciato la gravità dello spreco di risorse delle forze di sicurezza rappresentato dalla chiusura del confine orientale, con il rifiuto del ripristino delle regole di Schengen da parte del solo governo italiano.
Trieste e il Friuli-Venezia Giulia vivono di relazione, scambio, mobilità e cooperazione europea. Quindi, insistere sulla chiusura del confine significa colpire proprio la vocazione più profonda di questo territorio. Anche qui, il confronto democratico dovrebbe servire a distinguere sicurezza reale e messaggi di paura, politiche efficaci e gesti simbolici buoni solo per qualche comunicato trionfale, perché evidentemente la realtà continua a non farsi piegare dagli slogan.
Comunità slovena e rappresentanza in Parlamento
La coerenza fra promesse e fatti da parte delle forze politiche di destra si misura ancora di più sulle questioni che riguardano l’esercizio dei diritti dei cittadini appartenenti alla minoranza slovena in Italia. Le forze della coalizione progressista hanno condiviso la proposta del PD per garantire la rappresentanza della comunità slovena in Parlamento, evitando la trappola della lista etnica e mantenendo la rappresentatività valoriale e territoriale del candidato sloveno più votato fra le liste di tutti i partecipanti alla competizione elettorale.
Intanto preoccupa gravemente il deliberato rifiuto della destra al potere a Trieste di occuparsi dei problemi della comunità slovena. Questo vale per gli asili nido, per la manutenzione delle chiese, per i fondi regionali destinati all’attuazione della legge di tutela nella Pubblica Amministrazione e per l’infinito rinvio del finanziamento del Parco della Pace al Poligono di Opicina.
In una città di confine, la tutela della comunità slovena non è un capitolo laterale dell’agenda pubblica. È una questione democratica, culturale e istituzionale. Pertanto, ignorarla finisce per incoraggiare anche più gravi iniziative provocatorie rivolte a minare la convivenza armoniosa fra italiani e sloveni. Trieste, invece, ha bisogno di istituzioni capaci di custodire il pluralismo, riconoscere le differenze e trasformarle in futuro condiviso.
Difendere Trieste, difendere il confronto democratico
La denuncia di Rojc a Opicina indica una frattura politica netta: da una parte una destra che governa per forzature, dall’altra un Partito Democratico che rivendica lavoro dignitoso, diritti, rappresentanza, Europa e rispetto delle garanzie costituzionali. Difendere il confronto democratico significa difendere Trieste dalla tentazione di una politica chiusa, muscolare e incapace di ascolto.




