L’immigrazione a Trieste merita responsabilità istituzionale, dati reali e soluzioni concrete, non slogan sui presunti “flussi incontrollati”. Per questo motivo il Partito Democratico chiede responsabilità sull’immigrazione a Trieste, fatta di verità, serietà politica e una gestione umana ed efficace dell’accoglienza.
Le dichiarazioni dell’assessore regionale e il continuo richiamo ai “flussi incontrollati” non solo non aiutano a risolvere i problemi reali, ma alimentano una narrazione falsa e pericolosa. La verità, che l’assessore Roberti sembra fingere di non conoscere, è semplice: la stragrande maggioranza delle persone che arrivano a Trieste non rientra nei cosiddetti flussi di ingresso regolari, che in Italia sono talmente microscopici da essere, di fatto, quasi inesistenti. Magari esistessero davvero canali legali, adeguati e funzionanti. Tuttavia non è così.
Chi scappa dall’Afghanistan, dall’Iran, da regimi autoritari o da guerre e persecuzioni non può “iscriversi a un sito” né attendere un bando ministeriale. Fugge per sopravvivere. Negarlo significa non avere alcuna idea della realtà o, peggio, far finta di non volerla vedere.”
Lo dichiara Maria Luisa Paglia, segretaria del PD di Trieste.
I numeri, inoltre, smentiscono clamorosamente la propaganda. La stessa Questora, dottoressa Lilia Fredella, ha chiarito che nel 2025 le persone che hanno presentato richiesta per rimanere in Italia sono poco più di mille. Tradotto: circa cinque persone al giorno, se suddivise per giorni lavorativi. Altro che “continenti che si spostano”.
La realtà è che non siamo di fronte a un’emergenza incontrollata, ma a una situazione volutamente non gestita e non regolamentata. Perché una gestione ordinata, diffusa e quotidiana dell’accoglienza toglierebbe argomenti alla paura e alla propaganda. Pertanto chi agisce per strappare “qualche like” o meglio, qualche voto, sono proprio coloro che oggi amministrano.
Se esistesse un sistema di accoglienza a rotazione giornaliera, come più volte proposto dal Terzo Settore e da chi lavora sul campo, non vedremmo persone dormire al freddo, occupazioni forzate o situazioni di degrado. Soluzioni concrete esistono. Una su tutte: l’utilizzo dello stabile di via Gioia, per garantire un riparo almeno dignitoso, restituendo sicurezza e decoro alla città.
La Trieste solidale che viene ostacolata
A Trieste operano centinaia di volontari e organizzazioni che svolgono un lavoro straordinario per gli ultimi – non solo immigrati, perché la povertà non ha passaporto. È triste vedere queste realtà contrastate anziché sostenute, quando rappresentano il volto migliore della nostra comunità.
È triste vedere queste realtà contrastate anziché sostenute, quando rappresentano il volto migliore della nostra comunità.”
Aggiunge Stefano Cristiani, responsabile del Forum Immigrazione e Accoglienza del PD.
Invece si è scelto deliberatamente di non decidere. E questa scelta ha avuto conseguenze gravissime. Ci sono stati dei morti. Morti che non possono essere archiviati come fatalità o “effetti collaterali”. Sono il risultato diretto di politiche dell’abbandono, dell’indifferenza e della disumanizzazione. Il corteo del 25 dicembre ha voluto ricordarlo con forza, riportando il dibattito sulla responsabilità sull’immigrazione a Trieste nella sua dimensione umana e non propagandistica.
Il vero presepe a Porto Vecchio
Mentre chi aveva il potere di intervenire era impegnato ad accendere lucette e statuine, il vero presepe era, ed è, a Porto Vecchio: fatto di corpi infreddoliti, sofferenza reale e diritti calpestati.”
Sottolinea la segretaria.
Trieste merita verità, dati e responsabilità
Trieste merita di più. Merita dignità, civiltà e responsabilità istituzionale. Inoltre merita amministratori che affrontino i problemi con dati, soluzioni e umanità, non con slogan e paura. Per questo motivo il Partito Democratico continuerà a dirlo con chiarezza e a chiedere responsabilità sull’immigrazione a Trieste, anche quando dà fastidio.




