La riforma Porti d’Italia mette a rischio l’autonomia del Porto di Trieste, le risorse dell’Autorità di Sistema Portuale e la capacità dello scalo di competere sui mercati internazionali. Il Partito Democratico accusa il presidente Massimiliano Fedriga di avere anteposto le logiche di Governo agli interessi del Friuli Venezia Giulia.
La riforma Porti d’Italia minaccia l’autonomia del Porto di Trieste
Il porto di Trieste non è soltanto una grande infrastruttura: è il principale motore economico della città e uno degli elementi che ne determinano il ruolo strategico in Europa. Per questo ogni scelta che ne riduca l’autonomia o ne sottragga risorse rappresenta un danno diretto per Trieste, per il Friuli Venezia Giulia e per il loro futuro.
Il via libera della Regione alla riforma dei porti proposta dal sottosegretario Edoardo Rixi solleva quindi forti preoccupazioni. Il progetto prevede, tra gli aspetti maggiormente contestati, la nascita di Porti d’Italia Spa e un accentramento delle risorse e delle decisioni che rischia di limitare la capacità delle Autorità di Sistema Portuale di programmare autonomamente lo sviluppo degli scali.
A esprimere una posizione netta è la segretaria provinciale del Partito Democratico di Trieste, Maria Luisa Paglia:
Meno risorse per l’Autorità di Sistema Portuale significano minori investimenti, meno capacità di programmare lo sviluppo dello scalo, minore competitività internazionale e, di conseguenza, meno opportunità per il lavoro e per l’intero tessuto economico cittadino. Trieste ha costruito la propria crescita proprio grazie alla capacità del porto di agire con autonomia e di valorizzare le proprie peculiarità. Mettere in discussione questo modello significa mettere a rischio un patrimonio che appartiene all’intera comunità».
Fedriga smentisce il mandato del Consiglio regionale
La scelta della Giunta Fedriga appare ancora più grave perché contraddice il voto espresso poche settimane prima dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, che aveva approvato all’unanimità una mozione bipartisan per difendere l’autonomia degli scali regionali e contrastare la nascita di Porti d’Italia Spa.
Tuttavia, in Conferenza unificata la Regione ha approvato la riforma senza presentare alcuna nota di distinguo. Una condotta diversa da quella assunta da altre Regioni, tra cui Toscana, Emilia-Romagna e Campania, che hanno invece formalizzato le proprie riserve sul progetto del Governo.
I consiglieri regionali del Partito Democratico Francesco Russo, Diego Moretti e Roberto Cosolini accusano il presidente della Regione di avere ignorato il mandato ricevuto dall’assemblea legislativa:
Tradendo un chiaro mandato del Consiglio regionale, Fedriga sacrifica gli interessi del Fvg per obbedienza alle logiche di partito e di Governo».
Secondo i consiglieri dem, la condotta del presidente regionale evidenzia una profonda contraddizione politica. Da una parte, infatti, Fedriga ha sostenuto in Consiglio regionale la necessità di tutelare l’autonomia degli scali; dall’altra, ha dato il proprio assenso a una riforma che potrebbe sottrarre risorse e poteri decisionali al territorio.
Con questo atteggiamento da Dottor Jekyll e Mr. Hyde tradisce la sua stessa maggioranza e penalizza i porti di Trieste e Monfalcone».
Meno risorse per il Porto di Trieste e per il lavoro
Attraverso la mozione approvata all’unanimità, il Consiglio regionale aveva chiesto a Fedriga di opporsi a una legge che, secondo le stime richiamate dal Partito Democratico, sottrarrebbe decine di milioni di euro al bilancio dell’Autorità portuale di Trieste.
Una riduzione di questa portata avrebbe conseguenze dirette sulla capacità di realizzare investimenti, sviluppare le infrastrutture, attrarre nuovi traffici e sostenere l’occupazione. Inoltre, l’accentramento previsto dalla riforma Porti d’Italia rischierebbe di comprimere le specificità dello scalo triestino, che opera quasi per il 90 per cento con l’estero e presenta caratteristiche economiche e giuridiche peculiari nel panorama nazionale.
La difesa dell’autonomia del Porto di Trieste riguarda, pertanto, l’intero sistema produttivo regionale. Dalle imprese della logistica agli operatori ferroviari, fino ai lavoratori portuali e all’indotto, la capacità dello scalo di programmare il proprio sviluppo rappresenta una condizione essenziale per la crescita economica del territorio.
Il PD chiede di fermare Porti d’Italia Spa
Per il Partito Democratico, su una questione decisiva come il futuro del porto sarebbe necessaria una difesa compatta degli interessi di Trieste e del Friuli Venezia Giulia, al di là delle appartenenze politiche.
Quando sono in gioco il lavoro, gli investimenti e il ruolo internazionale della città, il Governo deve essere sostenuto nelle scelte utili al territorio e contrastato quando assume decisioni che rischiano di penalizzarlo. In questo caso, secondo il PD, Fedriga avrebbe scelto la fedeltà alla maggioranza nazionale, rinunciando a rappresentare fino in fondo le istanze della Regione.
Nonostante questo suo gioco, sappia che il PD non cambia idea. Porti d’Italia spa va fermata come chiedono tutti gli operatori, Fedriga deve rinsavire, anteponendo il bene della propria regione alle amicizie politiche e agli interessi di parte».




