Ovovia di Trieste, ricorso al Consiglio di Stato e sentenze del TAR sono ormai il cuore di uno scontro politico e amministrativo che pesa sui cittadini. La Giunta Dipiazza sceglie di insistere, nonostante bocciature giudiziarie, contrarietà diffuse e costi sempre più elevati per la città.
La decisione della Giunta comunale di Trieste di proseguire con il ricorso al Consiglio di Stato sulla cabinovia conferma un dato ormai evidente: l’amministrazione Dipiazza ha scelto di andare avanti contro la città, contro i cittadini e contro ogni principio di buon senso amministrativo.
Lo dichiara Maria Luisa Paglia, segretaria del PD triestino.
Non si tratta più di un errore o di una valutazione discutibile, ma di un vero e proprio accanimento politico.
Dopo le sentenze del TAR, dopo anni di contestazioni e dopo una contrarietà diffusa e documentata, la Giunta decide di ignorare ancora una volta Trieste e di utilizzare risorse pubbliche per tenere artificialmente in vita un progetto bocciato sul piano amministrativo e privo delle autorizzazioni necessarie.
Le sentenze del TAR e i nodi ambientali irrisolti
Il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia ha accolto parte dei ricorsi presentati da residenti, dal Comitato No Ovovia e dalle associazioni ambientaliste, annullando procedure ambientali fondamentali come la Valutazione di incidenza di terzo livello e la Vas, entrambe indispensabili per la realizzazione dell’opera.
Il progetto insiste infatti su un’area protetta della rete Natura 2000, per la quale sarebbero state necessarie motivazioni di interesse pubblico prevalente mai dimostrate.
Tuttavia, invece di prendere atto delle criticità evidenziate dai giudici, la Giunta Dipiazza ha scelto la strada del contenzioso, aprendo un nuovo fronte legale che rischia di prolungarsi per anni.
Un ricorso che costa caro alla città
È incomprensibile e inaccettabile che si continui a chiedere ai cittadini di pagare il prezzo di questa ostinazione.
Aggiunge Sergio Persoglia, coordinatore del Forum Ambiente e Scienza del PD.
La città ha già perso 48 milioni di euro di fondi PNRR, sono stati spesi oltre un milione di euro in progettazioni e consulenze rivelatesi inutili e ora si scelgono altri ricorsi, altre spese, altro tempo perso.
Tutto questo mentre mancano risposte concrete sui veri bisogni di Trieste, dalla manutenzione urbana ai servizi sociali, passando per il trasporto pubblico e le politiche ambientali.
Una Giunta isolata dalla città reale
La Giunta Dipiazza sembra aver smarrito ogni contatto con la realtà cittadina. Le voci dei comitati, delle associazioni e di centinaia di cittadini e cittadine sono state sistematicamente ignorate. Le sentenze vengono aggirate, il confronto evitato, il dissenso liquidato come un fastidio.
Questa vicenda segna uno strappo profondo tra chi governa e la città reale. Trieste non è ingenua e non può essere presa in giro all’infinito.
Chi ha votato il ricorso: nomi e responsabilità politiche
La decisione di presentare ricorso al Consiglio di Stato contro le sentenze del TAR sull’ovovia di Trieste non è stata un atto astratto né impersonale.
È una scelta politica precisa, assunta da una Giunta comunale che ha deliberato di proseguire lungo una strada già bocciata dalla giustizia amministrativa e contestata dalla città.
Hanno avallato questa decisione il sindaco Roberto Dipiazza e gli assessori Serena Tonel, Elisa Lodi, Everest Bertoli, Maurizio De Blasio, Caterina De Gavardo, Sandra Savino, Stefano Avian, Michele Babuder e Massimo Tognolli.
Una scelta che comporta ulteriori costi legali, nuovo impiego di risorse pubbliche e l’allungamento di un contenzioso che grava interamente sui cittadini.
Di fronte a uno spreco reiterato di denaro pubblico e a un progetto privo delle necessarie autorizzazioni amministrative, le responsabilità politiche non possono essere diluite né rimosse.
Una responsabilità che pesa anche sul futuro elettorale
Alle prossime elezioni amministrative, i cittadini e le cittadine di Trieste dovranno tenere conto di chi ha scelto consapevolmente di ignorare le sentenze del TAR, di perdere finanziamenti pubblici e di trascinare la città in un contenzioso senza prospettive.
La memoria democratica è l’unico vero antidoto contro l’arroganza del potere.
L’ovovia come simbolo di una gestione fallimentare
La cabinovia non è più solo un progetto sbagliato: è diventata il simbolo di una Giunta che ha deciso di voltare le spalle alla propria città, continuando a investire risorse pubbliche in un’opera bocciata, contestata e priva di prospettive concrete.




