La vicenda della giovane bengalese minacciata di morte dalla propria famiglia perché si opponeva a un matrimonio combinato richiama ancora una volta l’attenzione sul matrimonio forzato come forma di violenza e sopraffazione della libertà femminile. Per il PD di Trieste, la priorità è proteggere le due giovani e rafforzare gli strumenti di prevenzione e tutela.
La vicenda ci colpisce profondamente. Alla giovane e alla sorella minore, che hanno trovato il coraggio di chiedere aiuto, va tutta la nostra vicinanza.
La priorità è garantire sicurezza e tutela
Ringraziamo le forze di polizia per essere intervenute rapidamente e aver condotto le due giovani in un luogo protetto. In questo momento la priorità assoluta è garantire loro sicurezza, tutela e il necessario accompagnamento, nel pieno rispetto della riservatezza».
Sono le parole di Maria Luisa Paglia, segretaria del PD di Trieste.
Il matrimonio forzato è una forma di violenza e di sopraffazione della libertà femminile.
Nessuna cultura, religione o tradizione può essere utilizzata per giustificare minacce, costrizioni o la negazione del diritto di una donna a decidere della propria vita.
Allo stesso tempo, è necessario evitare ogni strumentalizzazione contro un’intera comunità: la responsabilità è sempre di chi esercita la violenza.
Rafforzare prevenzione e reti territoriali
Questo episodio richiama tutte le istituzioni alla necessità di rafforzare la prevenzione, i servizi antiviolenza e le reti territoriali capaci di intercettare tempestivamente le situazioni di pericolo. Scuole, servizi sociali, forze dell’ordine, centri antiviolenza e associazioni devono essere messi nelle condizioni di collaborare stabilmente. Ogni ragazza deve sapere che non è sola, che può chiedere aiuto e che la sua libertà sarà difesa».
Conclude Paglia.




