L’espulsione di Rosanna Pucci dal Consiglio comunale di Trieste riaccende il dibattito sul rispetto delle regole democratiche e sul diritto di replica in aula. Il PD denuncia una gestione parziale della presidenza del Consiglio comunale e accusa Francesco Panteca di avere adottato ancora una volta due pesi e due misure nei confronti delle opposizioni.
“Una gestione che non fa onore all’aula del Consiglio comunale, con la consigliera Pucci che, dopo aver chiesto di intervenire per difendersi da insinuazioni personali mosse da consiglieri di centrodestra, si è vista espellere dall’aula”.
Queste le parole di Giovanni Barbo, capogruppo comunale del PD, a commento dell’espulsione della collega Rosanna Pucci, avvenuta mentre tentava di replicare a insinuazioni personali.
Il diritto di replica negato in aula
Secondo quanto ricostruito dal Partito Democratico, alla consigliera Pucci sarebbe stato negato per tre volte il diritto di replica previsto dal regolamento del Consiglio comunale. La consigliera era stata infatti direttamente chiamata in causa dal consigliere Medau durante il suo intervento e aveva quindi richiesto di intervenire per fatto personale.
Tuttavia, il presidente Panteca avrebbe impedito la replica, fino ad arrivare all’espulsione dall’aula.
Una scelta che il PD considera grave sia dal punto di vista politico sia sotto il profilo regolamentare, perché limiterebbe il normale confronto democratico all’interno del Consiglio comunale di Trieste.
Purtroppo il presidente ancora una volta adotta due pesi e due misure, anziché tutelare i consiglieri di opposizione dagli attacchi di chi si sente padrone di un’aula che dovrebbe essere, invece, luogo di confronto democratico.
Alla consigliera Pucci è stato infatti negato per tre volte il diritto di replica previsto dal regolamento del Consiglio comunale, nonostante fosse stata direttamente chiamata in causa dal consigliere Medau durante il suo intervento.
Una decisione grave e incomprensibile, culminata addirittura con l’espulsione dall’aula di una consigliera che stava semplicemente tentando di esercitare una prerogativa regolamentare.
Le accuse del PD alla gestione di Panteca
Il Partito Democratico sostiene che non si tratti di un episodio isolato.
Secondo il PD, infatti, la gestione dell’aula da parte del presidente Panteca avrebbe già mostrato in passato atteggiamenti ritenuti poco imparziali e incompatibili con il ruolo di garanzia richiesto dalla presidenza del Consiglio comunale.
Non è purtroppo la prima volta che il presidente Panteca dimostra una gestione partigiana e non imparziale dei lavori consiliari, utilizzando criteri differenti a seconda degli interlocutori politici e venendo meno a quel ruolo di garanzia e terzietà che dovrebbe caratterizzare la presidenza dell’aula.
Un atteggiamento che nel tempo ha già prodotto episodi discutibili e incompatibili con il corretto funzionamento democratico del Consiglio comunale.
Il tema della neutralità della presidenza torna quindi al centro del confronto politico cittadino. Per il PD, infatti, il rispetto delle prerogative delle opposizioni rappresenta una condizione essenziale per garantire credibilità alle istituzioni democratiche e corretto funzionamento dell’aula consiliare.
Rosanna Pucci: “Atto antidemocratico”
Trovo ingiusto e gravissimo quello che ho dovuto subire da Panteca: mi ha allontanata dall’aula solo perché volevo replicare per fatto personale a Medau, sentendomi sminuita dalle parole che mi aveva rivolto. Mi ha negato ciò che la democrazia prevede e considero il suo un atto antidemocratico, indegno dell’aula del Consiglio comunale di Trieste”.
Lo ha dichiarato la consigliera PD Rosanna Pucci.
Un clima politico sempre più teso a Trieste
Certe scene restituiscono l’immagine di una maggioranza insofferente al contraddittorio e di una presidenza incapace di garantire equilibrio e rispetto delle regole. Inoltre, quanto avvenuto durante la seduta alimenta nuove tensioni politiche all’interno del Consiglio comunale di Trieste, già segnato da scontri frequenti tra maggioranza e opposizione.
Per questo motivo, il Partito Democratico chiede che venga ristabilito un clima di corretto confronto democratico, nel rispetto del regolamento e dei diritti di tutti i consiglieri comunali.
Perché una presidenza autorevole dovrebbe garantire equilibrio istituzionale, non trasformare il Consiglio comunale in una prova muscolare permanente. Ma evidentemente, in certa destra locale, il concetto di imparzialità viene trattato come un fastidioso dettaglio burocratico.




