Schengen: il richiamo dell’Europa conferma i limiti dei controlli al confine

I controlli al confine Italia Slovenia tornano al centro del dibattito dopo il richiamo della Commissione Europea all’Italia e ad altri otto Paesi. Una presa di posizione che riaccende l’attenzione sull’efficacia delle limitazioni all’area Schengen e sul loro impatto concreto per cittadini, lavoratori e studenti dell’area transfrontaliera.

Sono passati ormai quasi tre anni da quando, nell’autunno 2023, il Governo italiano ha reintrodotto i controlli ai confini, motivando la scelta con esigenze di sicurezza legate al contesto internazionale. Tuttavia, è notizia di questi giorni che la Commissione Europea ha richiamato l’Italia e altri otto Stati membri, ricordando come le limitazioni alla libera circolazione prevista dall’Accordo di Schengen debbano essere giustificate da circostanze eccezionali, chiaramente motivate e limitate nel tempo.

 

Controlli al confine e realtà del territorio transfrontaliero

Secondo il Partito Democratico di Trieste, è arrivato il momento di riconoscere che i controlli al confine rappresentano soprattutto un costoso strumento di propaganda politica, incapace di incidere realmente sulla sicurezza.

Chiunque viva nell’area transfrontaliera sa che sono per definizione inefficaci, in assenza (per fortuna!) di barriere fisiche. Difficilmente ci immaginiamo malintenzionati che decidano di passare da Fernetti o Rabuiese se possono tranquillamente superare il confine 100 metri più in là.

Lo dichiarano Štefan Čok e Valentina Repini, consiglieri comunali del Partito Democratico di Trieste.

Del resto, la particolare conformazione del confine tra Italia e Slovenia rende evidente come i controlli ai valichi principali non possano costituire uno strumento realmente efficace contro attività illecite o ingressi irregolari. Per questo motivo, numerosi osservatori ed esponenti delle istituzioni europee hanno più volte evidenziato la necessità di adottare strumenti investigativi e di cooperazione internazionale più mirati.

 

Risorse pubbliche sottratte alla sicurezza del territorio

I controlli al confine Italia Slovenia comportano inoltre un impiego significativo di personale e risorse economiche. Forze dell’ordine ed esercito vengono infatti destinati a presidi permanenti che potrebbero essere utilizzati in maniera più efficace per attività di controllo del territorio, operazioni di retrovalico e contrasto alla criminalità.

Pertanto, il problema non riguarda soltanto l’efficacia delle misure, ma anche il loro costo in termini di organizzazione e impiego delle risorse pubbliche. In una fase in cui i cittadini chiedono maggiore presenza delle forze dell’ordine nei quartieri e nelle aree più sensibili della città, appare necessario valutare con attenzione le priorità operative.

 

I disagi per cittadini, lavoratori e studenti

A pagare il prezzo delle misure adottate dal Governo sono soprattutto i cittadini che ogni giorno attraversano il confine per motivi di lavoro, studio o esigenze familiari.

L’area transfrontaliera tra Trieste e la Slovenia rappresenta infatti uno spazio profondamente integrato dal punto di vista economico, sociale e culturale. Migliaia di persone si spostano quotidianamente da una parte all’altra del confine e, di conseguenza, i controlli producono ritardi, rallentamenti e difficoltà che incidono concretamente sulla qualità della vita.

Inoltre, tali limitazioni rischiano di compromettere quel percorso di integrazione europea costruito in decenni di collaborazione tra comunità che hanno imparato a vivere il confine non come una barriera, ma come un’opportunità.

 

Commissione Europea Schengen e responsabilità della politica

Il richiamo della Commissione Europea conferma quindi la necessità di una riflessione seria sull’utilità di misure che, a fronte di risultati limitati, producono costi elevati e disagi diffusi.

Per questo riteniamo che anche il Comune di Trieste debba prendere atto della realtà dei fatti e rappresentarla con chiarezza al Governo nazionale. Sarebbe un contributo concreto alla sicurezza e al benessere della comunità, certamente più utile che immaginare irricevibili muraglie cinesi intorno alle piazze cittadine.

Conclude Giovanni Barbo, capogruppo del Partito Democratico nel Consiglio comunale di Trieste.

L’intervento della Commissione Europea offre oggi un elemento ulteriore di valutazione: la sicurezza dei cittadini non si costruisce attraverso misure simboliche o proroghe indefinite dei controlli, ma attraverso politiche efficaci, cooperazione tra Stati e un utilizzo razionale delle risorse pubbliche.