“Albatross”. La pellicola su Almerigo Grilz riscrive la storia con l’inchiostro della nostalgia ideologica

Fatti salvi i meriti artistici e le legittime scelte narrative del regista Giulio Base, Albatross si presenta come un film che, pur nel diritto alla narrazione, appare parte di una più ampia operazione di revisione della memoria storica.”

Lo dichiara Maria Luisa Paglia Segretaria provinciale del PD di Trieste.

In una democrazia, la libertà culturale e artistica deve sempre essere garantita. La creatività, il cinema, la letteratura hanno il diritto di esplorare anche le pagine più controverse della storia. Ma quando si entra nel campo della ricostruzione di figure pubbliche, con implicazioni civili e politiche, è doveroso interrogarsi anche sul messaggio che si veicola.

Raccontare la figura di Almerigo Grilz, militante neofascista, dirigente del Fronte della Gioventù, fotoreporter caduto in un conflitto africano, è lecito. Ma farlo rimuovendo gli aspetti più problematici della sua biografia politica, innestandovi un racconto che ne edulcora il profilo attraverso personaggi di fantasia, come il “militante e poi giornalista di sinistra” che lo riabilita pubblicamente, rischia di alimentare una narrazione a senso unico, lontana da ogni reale complessità storica.

E rispettare, com’è scontato, la morte di Almerigo Grilz non deve significare farne un modello tacendo sugli aspetti controversi della sua figura.

Non stupisce che il film sia stato salutato con entusiasmo dai vertici della destra, tra cui il senatore Ignazio La Russa, che ha parlato di “finalmente un ricordo bipartisan”. Ma non può esistere alcun “bipartisanismo” quando si omette deliberatamente la matrice ideologica di chi viene celebrato, o si rilegge il passato per farne un comodo strumento di consenso.

La memoria non può essere selettiva. Trieste, città segnata dalle ferite della storia del Novecento, merita racconti onesti e non operazioni ideologiche travestite da riconciliazione.”

Conclude la segretaria.