Dipiazza tramonta tra opere ferme e boutade

"Piscina terapeutica, ovovia, tram, parco del mare"
"Il bando per la nuova terapeutica, la bislacca idea dell’ovovia sulle rive e il male invecchiato progetto del parco del mare sono esempi perfetti di  come tramonta l’amministrazione Dipiazza: tra cartapesta e calcestruzzo". Lo afferma la segretaria del Pd provinciale di Trieste Laura Famulari, intervenendo sullo stato di avanzamento di alcuni rilevanti progetti di ripristino o valorizzazione da attuare nel capoluogo regionale.
"Per la piscina terapeutica – osserva Famulari – dopo un anno esatto dal crollo siamo di fronte alla dichiarazione pubblica di disinteresse sbattuta in faccia ai cittadini che ne hanno chiesto il più rapido ripristino. Perché è chiaro che interessa fare una spa, un ristorante, una struttura ricettiva, non offrire un servizio di riabilitazione e salute. E ancor meno interessa farlo presto".
"Speravamo che l’ovovia fosse una boutade – continua la segretaria dem – destinata a evaporare in breve tempo coi calori estivi. Invece scopriamo sbigottiti che l’idea più esilarante e assurda degli ultimi decenni continua a vivere. Ci sarebbe poco da dire: basta guardare le simulazioni grafiche del ‘progetto’ per rendersi conto di dover sperare che le risorse non arrivino mai per evitare che sorgano simili impattanti carnevalate in città. E fa male doverlo dire.
Continua a vivere anche il Parco del Mare – incalza Famulari – nei sogni di Dipiazza e negli incubi dei triestini. Non occorre nemmeno spiegare che l’idea è defunta, abbattuta definitivamente dal Covid, e che l’unico modo per riscattare tanti anni di accanimento sarebbe usare i milioni ‘trattenuti’ ai commercianti nell’interesse di chi ha contribuito a creare il gruzzolo".
Per l’esponente Pd "forse il ’21 sarà l’anno in cui Dipiazza vorrà farsi campagna elettorale inaugurando il riavvio del tram di Opicina. Dopo anni di sceneggiate e scaricabarile, speriamo di vederlo partire davvero, ma – conclude – il sindaco delle grigliate non ci provi nemmeno a darsi pacche sulle spalle".

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